Imu 2012, chi paga di più e chi di meno? La mappa dei tartassati

E’ tempo di tirar le somme: siamo ormai prossimi all’anniversario dell’imposta municipale unica, la tanto chiacchierata Imu 2012.

 

A poco meno di un mese dalla sua ultima scadenza, torniamo a parlare di Imu e cerchiamo di capire quali effetti, la sua prima applicazione, abbia sortito sulle tasche del ministero dell'Economia. A fare il punto della situazione è in particolare il rapporto «Immobili in Italia 2012», presentato oggi a Roma, presso l'Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati, cura del Dipartimento delle Finanze e dell'Agenzia del Territorio, con la collaborazione della SOGEI.

 

La tassa prevista sugli immobili e su qualunque tipo di terreno edificabile, compie ormai il suo primo anno di attività. In che modo questa ha inciso sui contribuenti? Con quali differenze tra Nord e Sud? Un confronto Imu-Ici, chi lo vince? Sono queste alcune delle domande a cui lo studio preparato per il rapporto «Immobili in Italia 2012» ha tentato di dare una risposta.

 

Stando in particolare a quanto emerso dal rapporto le unità censite al catasto a fine 2010 superavano i 60 milioni di unità, un milione in più del 2009, ma se le rendite sono cresciute più velocemente, arrivando a 34,5 miliardi (+1 miliardo sul 2009), perchè si possano allineare i valori del patrimonio abitativo a quelli reali del mercato resta ancora moltissima strada da fare.

 

Lo studio ha poi rivelato come la tassa possa dirsi in realtà molto "concentrata" sugli immobili di maggior pregio e sui contribuenti con i redditi più elevati. Considerando solo le proprietà delle persone fisiche, il 10% delle unità con le rendite catastali più elevate paga il 44,7% dell'Imu complessiva, con un importo medio di 2.693 euro, mentre il 10% dei contribuenti i cui immobili sono caratterizzati dalle rendite più basse versa appena il 2,8% del totale. Guardando invece alla ricchezza personale e non al valore dell'abitazione, le cose non cambiano di molto. Vediamo infatti come il 10% dei contribuenti con i redditi maggiori, cioè tutti quelli che dichiarano oltre 55 mila euro annui lordi, pagano circa il 20% dell'Imu complessiva. Mentre il 50% dei redditi più bassi arriva al 10% dell'imposta complessiva. Alla luce di questi dati, il Ministero parla di un "effetto redistributivo" abbastanza rilevante.

 

Spostiamo adesso l'attenzione sull'età dei contribuenti. Secondo infatti quanto emerso dallo studio, a pagare la quota maggiore dell'Imu sono i pensionati. Coloro che hanno prevalentemente un reddito da pensione (il 39,8% dei contribuenti) pagano il 35,5% dell'Imu, a fronte del 25,6% versato dai lavoratori dipendenti (che sono il 41% dei contribuenti), il 13,3% degli autonomi, il 25,3% che attiene ai contribuenti che hanno prevalentemente redditi fondiari. Come si legge dal rapporto: "La nuova Imu, concentrando il prelievo sui contribuenti più anziani redistribuisce in parte il reddito tra generazioni e favorisce i contribuenti più giovani, che raramente sono proprietari di un immobile".

 

Ma veniamo al confronto tanto dibattuto: Imu contro Ici. Rispetto all'Ici, la nuova Imu punta a colpire duramente chi guadagna di più, rivelandosi poi alla fine dei conti magari anche più leggera. Stando ai dati elaborati dal ministero dell'Economia, la nuova Ici è più leggera, rispetto alla vecchia Ici, per tutte le unità immobiliari che hanno una rendita catastale inferiore ai 660 euro, che sono il 74% di tutte le abitazioni censite, e rappresentano il 50% in termini di rendita complessiva.

 

Il fronte su cui l'Imu proprio non riesce a sconfiggere la vecchia Ici, è quello dell'equità: la base di calcolo per la tassa sono le rendite e gli estimi fermi a vent'anni fa, e che da allora non registrano più l'evoluzione del mercato. Vediamo come cambi la situazione da Nord a Sud. A Bari il valore imponibile medio delle case, ai fini Imu, è abbastanza vicino a quello reale, che è comunque superiore di 1,68 volte. A Milano il valore di mercato attuale è in media pari al doppio rispetto al "valore Imu". A Napoli e a Roma, però, i prezzi di mercato in alcune zone urbane sono ormai addirittura triplicati rispetto a quelli sui quali si calcola l'Imu. Con punte anche superiori: a Napoli centro il valore reale supera di 3,5 volte quello ai fini Imu, mentre nella zona semicentrale il rapporto arriva a 3,31.

 

Le differenze si fanno evidenti anche tra i valori Imu in aree di una stessa città. A Milano il valore reale degli immobili in zona centrale è pari a 2,03 quello ai fini Imu, in zona suburbana scende all'1,67%. Così a Roma e Napoli: chi abita in periferia, o anche nelle zone suburbane, paga una tassa molto più pesante, rapportata al valore reale degli immobili, rispetto a chi abita nelle zone più centrali, e spesso più eleganti, della città.

 

 

 

Fonte VostriSoldi.it