A.P.E. e correttivi riforma condominio, da Confedilizia proposte di modifica

Chiarire le modalità applicative della norma sull'applicazione retroattiva della sanzione pecuniaria anziché della nullità per le violazioni antecedenti al 23/12/13

 

Le sanzioni pecuniarie previste in caso di mancata dichiarazione o allegazione dell'Attestato di prestazione energetica (A.P.E.) - da euro 3.000 a euro 18.000, e per i contratti di locazione di singole unità immobiliari, da euro 1.000 a euro 4.000 - sono eccessivamente gravose, "anche in considerazione del concorso delle stesse con quelle in molti casi stabilite dalle normative regionali".


È quanto ha evidenziato Confedilizia nel corso dell'audizione il 10 gennaio scorsodinanzi alle commissioni riunite Finanze e Attività produttive della Camera, in merito al decreto "Destinazione Italia", approvato il 13 dicembre scorso dal Consiglio dei Ministri e ora all'esame del Parlamento per la conversione in legge.
Sempre per quanto riguarda l'APE, nel decreto Destinazione Italia (n. 145/2013) è stata introdotta una norma che prevede, per le violazioni commesse anteriormente al 23 dicembre 2013 (data di entrata in vigore del provvedimento in parola), l'applicazione, "su richiesta di almeno una delle parti, o di un suo avente causa", di una sanzione amministrativa in luogo di quella della nullità anteriormente stabilita per l'ipotesi di mancata allegazione dell'attestato di prestazione energetica ai contratti di compravendita e di locazione di immobili; ciò, sempreché la nullità in questione non sia già stata dichiarata con sentenza passata in giudicato. Su quest'ultimo aspetto Confedilizia auspica che, nel corso dell'esame parlamentare del provvedimento, si faccia chiarezza in merito alle modalità applicative della norma, definendo quali siano le Autorità competenti (Prefetti?) a ricevere la predetta richiesta di superamento della nullità (non essendo la stessa cosa della pura e semplice irrogazione della sanzione amministrativa).


Inoltre, osserva Confedilizia, sarebbe auspicabile - nell'interesse delle parti - che il legislatore specificasse chiaramente, onde evitare equivoci che potrebbero causare gravi esborsi, che il venditore o il locatore debbano procedere comunque a provvedersi dell'attestato citato, malgrado abbiano provveduto al pagamento della riferita sanzione amministrativa pecuniaria. Sul punto, infine, sarebbe opportuno fornire indicazioni sui comportamenti da tenersi, in caso di compravendite e locazioni, nelle more dell'emanazione del decreto interministeriale contenente i criteri per la redazione del nuovo attestato di prestazione energetica.

 


Riforma condominio, cancellare il punto b) sul risparmio energetico
Per quanto riguarda i correttivi alla riforma del condominio (legge n. 220/2012), anch'essi introdotti con il decreto Destinazione Italia, Confedilizia chiede al Parlamento di intervenire sulle lettere b) e c) del comma 9 dell'articolo 1. Con la lettera b) vengono eliminate le opere "per il contenimento del consumo energetico degli edifici" dal novero delle innovazioni di cui all'art. 1120, secondo comma, del Codice civile. Per eseguire interventi per il contenimento energetico anzidetti, è ora possibile applicare solamente la procedura prevista dalla l. n. 10/91 (tutt'ora in vigore e tale confermata dalla legge n. 220/12, che ne ha solo cambiata la sanzione), in forza della quale le opere possono essere compiute producendo la documentazione prevista dalla stessa legge 10 e le relative delibere devono essere approvate con un quorum - sia in prima sia in seconda convocazione - dalla maggioranza degli intervenuti all'assemblea che rappresentino 334 millesimi.
Prima che intervenisse in materia il decreto in esame, era possibile eseguire le opere in parola anche senza la (costosa) documentazione di cui alla legge 10/91 (attestato di certificazione energetica o diagnosi energetica realizzata da un tecnico abilitato), ma con il più elevato quorum deliberativo formato dalla maggioranza degli intervenuti e da almeno la metà del valore dell'edificio. In proposito, Confedilizia chiede che venga reintrodotta tale possibilità (cassando l'intera modifica di cui al punto b)) per offrire l'opportunità alle assemblee di scegliere tra due diverse opzioni piuttosto che seguire un percorso obbligato: in tal modo si amplierebbe la possibilità di favorire ulteriori interventi negli edifici per il contenimento del consumo energetico, nel senso che le assemblee condominiali potrebbero scegliere fra due strade: quella della maggioranza più alta - incomprensibilmente eliminata dal d.l. in commento - ma senza spese di documentazioni energetiche e quella con la maggioranza inferiore ma dovendosi affrontare le spese per la documentazione anzidetta.
"La cancellazione di cui alla prima possibilità potrebbe essere giustificata solo con l'obiettivo di fornire lavoro (buroindotto) ai certificatori: ma la proprietà edilizia - già stremata del tutto a causa dell'alta fiscalità - e il Paese stesso non possono oggi permettersi i costi di questo lavoro, dovendosi puntare - in periodo di crisi - sul lavoro produttivo e non su quello, come anzidetto, buroindotto", osserva Confedilizia.

 


Registro anagrafe condominiale
La lettera c) del richiamato comma 9 dell'art. 1, specifica che i dati relativi alla sicurezza che devono essere contenuti nel Registro di anagrafe condominiale, predisposto e tenuto aggiornato dall'amministratore, siano solo quelli relativi alle proprietà comuni. L'art. 1130, n. 6, primo periodo, c.c., infatti, prevede ora che l'amministratore debba "curare la tenuta del registro di anagrafe condominiale contenente le generalità dei singoli proprietari e dei titolari di diritti reali e di diritti personali di godimento, comprensive del codice fiscale e della residenza o domicilio, i dati catastali di ciascuna unità immobiliare, nonché ogni dato relativo alle condizioni di sicurezza delle parti comuni dell'edificio".
In merito a questa modifica "sorge l'interrogativo se i condòmini debbano ora comunicare all'amministratore ogni dato relativo alle condizioni di sicurezza delle parti comuni dell'edificio. Al riguardo deve ragionevolmente ritenersi che la volontà del legislatore sia stata volta ad escludere questa eventualità, essendo la cura delle parti comuni specifico compito dell'amministratore condominiale", osserva Confedilizia, che al fine di fugare ogni dubbio in merito, propone di apportare una variazione al punto 6 dell'articolo 1130 c. c., come modificato dalla l. n. 220/12, inserendo, dopo il primo periodo, il seguente: "I condòmini non hanno l'obbligo, neppure a richiesta dell'amministratore, di fornire comunicazioni a quest'ultimo relative alle condizioni di sicurezza delle parti comuni dell'edificio".

 

 

 

Fonte CasaeClima.com