Ai torinesi l’Imu più pesante

Con l’approssimarsi del saldo dell’Imu a metà dicembre, tutti i Comuni hanno deliberato l’aliquota a loro riservata.

 

Da un'indagine effettuata dall'Ufficio studi della CGIA di Mestre su un campione di 81 Comuni capoluogo di provincia,
un Sindaco su due nelle grandi città (precisamente il 49,4% del campione preso in esame) ha deciso di non aumentare l'aliquota base dell'Imu sulla prima casa.

 

Il 43% dei comuni ha alzato l'aliquota
Altri 35 primi cittadini (pari al 43,2%), invece, hanno deciso di alzarne l'aliquota, mentre 6 comuni: Trieste, Biella, Nuoro, Vercelli, Lecce e Mantova che hanno invece abbassato l'aliquota base sulle prime case, pari al 4%.

"Visto che il 76,3% delle famiglie italiane sono proprietarie dell'abitazione in cui risiedono - segnala Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre - l'Imu è vissuta con ansia, vuoi per le ristrettezze economiche in cui vivono gran parte dei contribuenti italiani, vuoi per il fatto che negli ultimi 4 anni l'imposta sulla prima abitazione non era dovuta. Ora, che quasi tutti i Comuni hanno deliberato l'aliquota da applicare sulla prima casa, 18 milioni di famiglie italiane stanno ricominciando a fare i conti per capire quanto dovranno pagare di saldo entro il prossimo 16 di dicembre".

 

La classifica dei più tartassati

A pagare un'imposta più alta per l'Imu sulla prima casa saranno i torinesi, che verseranno in media 718 euro per la seconda rata, per un importo complessivo annuo di 1.055 euro. Segue Genova, con una seconda rata pari a 561 euro (imposta complessiva annua di 902 euro). Al terzo posto di questa classifica figurano i genovesi, con una seconda rata di 440 euro, per un importo annuo di 879 euro.


"Nonostante quasi tutti i Comuni abbiamo ormai deliberato l'aliquota Imu - conclude Bortolussi - la situazione non è ancora definitiva. Il Governo si è riservato la facoltà di variare l'aliquota base addirittura entro il 10 dicembre 2012: solo 6 giorni prima del termine del pagamento del saldo. E' da augurarci che a ridosso della scadenza non ci venga richiesto un ulteriore ritocco che metterebbe ancor più in difficoltà i magri bilanci delle famiglie italiane."

 

 

 

Fonte ABCRisparmio.it