Anche le opere di manutenzione ordinaria sono sanzionate come i nuovi interventi edilizi?

Il D.P.R. 06.06.2001 n. 380 (noto come Testo Unico dell'Edilizia) è la norma di riferimento che disciplina la materia edilizia, dettando le prescrizioni cui attenersi quando si devono eseguire dei lavori edili e prevedendo le sanzioni in caso di loro violazione.

 

Una parte adhoc di tale legge impartisce le direttive da rispettare in caso di attività edilizie eseguite in zone sismiche: in particolare il capo IV tratta proprio delle "particolari prescrizioni per le zone sismiche", indicando le norme da osservare (artt. 83-92), le autorità cui spetta di vigilare (artt. 93 e 94) e le conseguenze delle eventuali violazioni commesse (artt. 95-103).

L'intento del legislatore è quello di tutelare la pubblica incolumità dalle conseguenze pericolose di scriteriati ed incontrollati interventi edilizi in quelle particolari zone di territorio classificate come a rischio sismico, prevedendo a tal fine controlli preventivi più stringenti ed autorizzazioni più severe perché le attività di volta in volta consentite siano accuratamente vagliate ed autorizzate solo ove rispettino i parametri tecnici disposti per il caso.

Gli abusi edilizi si aggiungono alle violazioni antisismiche. L'aggiunta, nel T.U.E., delle norme appena elencate impone quindi il rispetto di regole ulteriori rispetto a quelle classiche, consentendo il verificarsi di situazioni particolari a seconda che siano rispettate entrambe tali norme, l'una o l'altra di esse o addirittura nessuna delle due.

Ad esempio un'opera edilizia realizzata in zona sismica può essere regolare dal punto di vinta urbanistico ma illegittima sotto il profilo antisismico: è il caso di opere, ad esempio, realizzate previa regolare D.I.A. ma senza il rispetto delle norme antisismiche. (Sette mese di carcere e ben 45.000 euro di ammenda).

 

 

Ma può anche capitare, ed anzi è l'ipotesi più frequente, che essa sia irregolare sotto entrambi i profili, ossia un'opera per esempio realizzata senza l'eventualmente richiesto permesso di costruire ed altresì in violazione degli artt. 83 e segg. T.U.E.. In tale ultimo caso le sanzioni per la violazione dell'art. 44 del D.P.R. 380/2001 si sommano naturalmente a quelle previste dagli artt. 95 e segg. della stessa legge, poiché il bene giuridico tutelato dalla prima norma (tutela generale del territorio) è ben diverso da quello protetto da tali ultimi articoli (preservare ala pubblica incolumità in zone particolarmente soggette al verificarsi di movimenti tellurici).

 

 

Cosa occorre fare per evitare la doppia sanzione. Per evitare di incorrere nelle sanzioni previste dagli artt. 95 e segg. del T.U.E. occorrerà attenersi alle rigide direttive impartite dagli articoli ad esso precedenti ed in particolare dall'art. 94, il quale prevede che nelle zone sismiche non si possono iniziare lavori senza la preventiva autorizzazione scritta del competente ufficio tecnico regionale: tale abilitazione segue ad una preventiva denuncia che, corredata da un dettagliato elaborato tecnico, va presentata allo sportello unico.

Questa procedura è obbligatoria ed essenziale, sempre, indipendentemente "dalla natura dei materiali impiegati e dalle relative strutture" (Cass. Pen., Sez. III, sent. n. 30224 del 21/06/2011). (Pericolosità dello stabile abusivamente realizzato.)

Diversamente sarà consumato il reato previsto dalle norme antisismiche, il quale si configura inoltre anche a prescindere "dalle dimensioni dell'opera, riguardando tutte le opere, nessuna esclusa e dunque anche le opere cd. minori" (Cass. Pen., Sez. III, sent. n. 8140 del 06/07/1992).

Né rileva infine "l'effettiva pericolosità o meno della costruzione realizzata: le contravvenzioni previste dalla normativa antisismica rientrano infatti nel novero dei reati di pericolo presunto e neppure la verifica postuma dell'assenza del pericolo ed il rilascio del provvedimento abilitativo incidono sulla illiceità della condotta, in quanto gli illeciti sussistono in relazione al momento di inizio dell'attività" (Cass. Pen., Sez. III, sent. n. 5738 del 13/05/1997).

 

 

La procedura da seguire per i lavori in zona sismica. Per tali ragioni la Cassazione, accogliendo il ricorso presentato dal Pubblico Ministero avverso una sentenza assolutoria, ha ribaltato il giudizio di non colpevolezza espresso in primo grado dal Tribunale di Pesaro nei confronti di un imputato accusato (secondo la Cassazione giustamente) di aver violato le norme antisismiche ed in particolare per aver realizzato un muro di confine costituito da blocchi in cemento senza avere preventivamente depositato il progetto (reato previsto dagli artt. 93 e 95 T.U.E.), per aver eseguito tale opera senza averne preventivamente ottenuto il prescritto nulla osta (artt. 94 e 95 T.U.E.), per aver fatto eseguire l'opera in assenza di un progetto esecutivo redatto da tecnico abilitato (artt. 64 comma 2 e 71 comma 1 T.U.E.) e per aver infine fatto eseguire l'opera senza che i lavori venissero diretti da tecnico abilitato (artt. 64 comma 3 e 71 comma 2 T.U.E.).

 

 

L'attività edilizia compiuta dall'imputato, infatti, seppur di modesta entità e realizzata senza utilizzare armature (quindi priva di capacità portante), poiché effettuata in zona sismica non sfugge alle rigide regole previste per la sua esecuzione. Regole che lo steso Supremo Collegio, ricordando quanto già disposto qualche anno fa con la sentenza n. 34604/2010, ha indicato statuendo come "qualsiasi intervento edilizio in zona sismica, comportante o meno l'esecuzione di opere in conglomerato cementizio armato:

A- deve essere previamente denunciato al competente ufficio al fine di consentire i preventivi controlli;

B- necessita del rilascio del preventivo titolo abilitativo; C- il progetto deve essere redatto da un professionista abilitato ed allegato alla denuncia di esecuzione dei lavori; D- questi ultimi devono essere diretti da un professionista abilitato conseguendone, in difetto, la violazione dell'art. 95 del D.P.R. 06/06/2001 n. 380 " (Cass. Pen., Sez. III, sent. n. 50624 del 17/09/2014).

L'eccezione costituita dai lavori di manutenzione ordinaria. Gli stessi Giudici di Piazza Cavour aprono tuttavia un timido spiraglio in tale ferrea normativa: nella stessa pronuncia i Giudici di Legittimità hanno infatti aggiunto che sfuggono a tali prescrizioni e costituiscono quindi eccezione "i soli interventi di semplice manutenzione ordinaria" per i quali, quindi, non è necessario il rispetto della complessa (e costosa) procedura impartita dagli artt. 83 e segg. del T.U.E..

Il che non significa che in zone sismiche gli interventi di ordinaria manutenzione sugli immobili possono essere eseguiti in barba ad ogni norma, codicistica e di prudenza, ma solo che essi possono essere eseguiti con meno burocrazia. Meno burocrazia ma, a maggior ragione, con più attenzione e scrupolo, poiché non necessariamente valutati da tecnici esperti della materia e pertanto potenzialmente pericolosi.

 

 

 

dell'Avv Mauro Blonda fonte CondominioWeb.com