Assolto il condomino che pedina e spintona il vicino

Rendere la vita impossibile al vicino è molestia? Forse…

 

Succede che le ruggini per divergenze di vedute in ordine ad alcuni voti espressi in sede di riunione condominiale portino un inquilino a molestare il proprio vicino: così questi inizia ad appostarsi alla finestra del balcone (arrivando ad appendervi un grosso teschio in modo che sia visibile all'odiato dirimpettaio!), a pedinarlo, seguendolo fin sotto casa, addirittura a spintonarlo per strada. Tutto ciò genera ansia nel malcapitato tanto che questi sporge denuncia nei confornti del molestatore il quale viene poi condannato alla pena di € 150,00 di ammenda ed al risarcimento dei danni per € 1.000,00 nonché al pagamento delle spese processuali.

Ciò poiché, secondo il Tribunale di Voghera, tali condotte integrano gli estremi del reato previsto dall'art. 660 cod. pen. (Molestia o disturbo delle persone), che punisce per l'appunto "chi, in luogo pubblico o aperto al pubblico, per petulanza o altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo".

L'imputata ricorre però per cassazione, ritenendo che tali condotte non integrassero "l'agire petulante né alcuna condotta volta a turbare la serenità della persona offesa".

La Cassazione salva il molestatore

Sembrerebbe non esserci scampo per l'inquilina molestatrice, condannata (apparentemente giustamente) per le sue riprorevoli azioni. Eppure la Cassazione non è dello stesso avviso e con una sentenza dello scorso mese di luglio l'assolve.

 

 

I Giudici di Legttimità, pur ricordando come "il reato di molestie e disturbo delle persone è fattispecie solo eventualmente abituale, potendo essere realizzato anche con una sola azione" ma escludendo che ciò sia avvenuto nel caso in esame, per stessa ammissione e ricostruzione compiuta dal Tribunale, passa quindi ad esaminare se nelle azioni poste in essere dall'imputata fosse ravvisabile quella "condotta abituale" che vi aveva riscontrato il Giudice di primo grado, necessaria perché si perfezioni il reato in contestazione (Cass. Pen., Sez. I, sent. n. 31622 del 17/07/2014). => Sesso rumoroso? Meglio fare piano altrimenti si rischia una condanna per stalking

 

Nessun reato senza abitualità della condotta

L'esame compiuto dagli Ermellini dà esito negativo e la sentenza di primo grado viene pertanto stravolta: i Giudici della I Sez. Penale della Corte di Cassazione hanno infatti ritenuto che la condotta dell'imputata non ha assunto quei caratteri di abitualità, necessaria perché si configuri il reato contestatole, non essendo le azioni addebitate all'imputata state compiute "con apprezzabile e sistematica continuità".

Così l'aver ripetuto condotte moleste per 3 volte in 3 anni (ovvero, al massimo, per 4 o 5 volte in 5 anni), se per il Tribunale di Voghera è sufficiente a costituire una "condotta abituale", dotata cioè della necessaria reiterazione perché si verta in tema di molestie ex art. 660 cod. pen., non lo è per la Cassazione, la quale in maniera molto chiara e concisa afferma che "non può certamente ritenersi abituale una condotta che si manifesta circa una volta l'anno" (Cass. Pen., Sez. I, sent. n. 31622 del 17/07/2014).

Non serve il disturbo per essere condannati

Riassumendo, perché si possa essere condannati per il reato di molestie è necessario che le condotte siano di effettivo disturbo (indipendentemente dalla loro ripetitività) oppure che le stesse, indipendentemente dal loro grado di nocività, siano ripetute nel tempo con una frequenza tale da assumere i tratti dell'abitualità: in assenza di entrambe tali caratteristiche non ci sarà reato. Come a dire che uno spintone ci può anche stare ogni tanto, ma senza esagerare.

 

 

dell'Avv Mauro Blonda fonte CondominioWeb.com