Contabilizzazione del Calore: Esenzione e Riparto Spese

Le norme nazionali e regionali affermano che, se vi sono “impedimenti di natura tecnica”, la termoregolazione o contabilizzazione può non essere fatta.

 

Tuttavia, non sono per nulla chiare su quando ciò accada. Nei fatti, l'impossibilità tecnica assoluta non c'è mai.
Ma, con certi tipi di impianti, le opere sarebbero talmente complesse e costose che varrebbe più la pena di ricostruire l'impianto piuttosto che adattarlo. Pertanto, c'è da credere che in questi casi, a buon diritto, un termotecnico possa sostenere nella relazione che l'intervento non è fattibile per un rapporto sproporzionato tra costi e benefici.
Né la termoregolazione né la contabilizzazione vanno suggerite per i riscaldamenti a pannelli radianti, soprattutto quelli che andavano di moda nel corso degli anni '60 e oggi si sono dimostrati piuttosto inefficienti dal punto di vista del comfort. Nei vecchi impianti a pannelli è infatti difficile ricostruire la pianta dei circuiti che talora non era predisposta a isola, ambiente per ambiente, tanto che diviene impossibile la termoregolazione differenziata dei locali. Per lo stesso motivo, la contabilizzazione può essere un dramma soprattutto se l'impianto non è differenziato da un alloggio all'altro ma percorre lo stabile con geometrie che non permettono di distinguere quali tubature servono un appartamento e quali l'altro. La termoregolazione ed eventualmente la contabilizzazione sono già più possibili nei nuovi impianti a pannelli, ma solo se predisposti per accoglierla. Escluso da questi dispositivi anche il riscaldamento con ventilconvettori, apparecchi che utilizzano l'acqua, fredda o calda, sia per raffrescare sia per riscaldare gli ambienti.

 


C'è da aggiungere che la contabilizzazione può funzionare davvero male quando nell'appartamento corrono tubi di connessione al riscaldamento all'esterno dei muri: è il caso tipico di vecchi edifici in cui l'impianto non c'era ed è stato aggiunto in un secondo tempo. È evidente che le tubazioni non coibentate funzionano per sé stesse come caloriferi, e va stimata la loro "resa energetica" che va sommata al prelievo volontario programmato dall'utente con le termovalvole. La cosa è possibile: la norma UNI-TS 11300-2 consente infatti il calcolo.
Altro quesito: si paga esattamente quanto si consuma? Non proprio. Infatti, una parte delle spese (20-40%) viene ripartita tra tutti in base ai cosiddetti "millesimi calore". È la quota corrispondente al costo del calore disperso dalla rete di distribuzione (a prescindere dall'azione volontaria dell'utente sulle regolazioni disponibili) e a quanto necessario per conservare in buono stato la caldaia centralizzata e gli apparecchi a essa collegati, pagare la ditta che controlla l'esercizio, l'accensione, i rifornimenti, i controlli e quant'altro. Il resto si versa, invece, esattamente in proporzione a quanto combustibile si è consumato. Quanta percentuale della spesa va suddivisa in base ai millesimi calore, dipende dalla situazione concreta e, in particolare, dall'incidenza delle dispersioni della rete di distribuzione.

 


Il Comitato termotecnico italiano, già nel settembre 1991, ha comunque definito la norma UNI 10200 - denominata "Impianto di riscaldamento centralizzato. Ripartizione delle spese di riscaldamento" - nella quale viene descritta una metodologia di ripartizione delle spese in funzione dei consumi di calore e dei componenti di impianto. Nella norma (revisionata) è contenuta una serie di regole - tecniche e gestionali - da osservare per una corretta ripartizione ed evidenzia i criteri per la valutazione della quota della spesa da suddividere in base ai millesimi, che risulta frequentemente compresa fra il 20% e il 50% delle spese totali. L'entità della quota fissa viene stabilita in base alla tipologia di rete di distribuzione e al comportamento residenziale dei condomini (abitazioni stabili o case vacanza).

 


La norma UNI 10200 è comunque espressamente richiamata come criterio per la ripartizione delle spese in caso di teleriscaldamento o teleraffreddamento o di "sistemi comuni di riscaldamento" (quindi riscaldamento centralizzato) dal D.Lgs. 102/2014. Anzi, è prevista un'autonoma sanzione variabile tra 500 e 2.500 euro al condominio che non applica tali criteri. La delibera relativa al criterio di ripartizione delle spese deve essere fatta dall'assemblea di condominio e può in teoria essere modificata al termine di ogni stagione di riscaldamento: continui mutamenti potrebbero però incrementare a dismisura le liti interne. Al limite si può valutare, dopo verifica sul campo, la percentuale prevista per la quota fissa, quella calcolata in base ai millesimi calore.

 

 

 

Fonte QuotidianodelCondominio.it