Del “terzo responsabile degli impianti termici” non vi è certezza. Pioggia di disdette da parte di amministratori di condominio. Colpa di una cattiva interpretazione?

La modifica normativa che elimina il riferimento alle “persone fisiche” rischia di lasciare fuori dal mercato un gran numero di operatori del settore. Per la CNA Installazione Impianti si viola la concorrenza.

 

Chi è il terzo responsabile È il soggetto cui il proprietario o l'inquilino dell'alloggio, l'amministratore di condominio, un'azienda o comunque il proprietario dell'impianto termico delega la responsabilità dell'esercizio, della conduzione, del controllo, della manutenzione e dell'adozione delle misure necessarie al contenimento dei consumi energetici. Oltre a rispondere ai requisiti previsti dalle normative vigenti e comunque di capacità tecnica, economica e organizzativa adeguata al numero, alla potenza e alla complessità degli impianti gestiti, il terzo responsabile, a seguito del conferimento dell'incarico, dovrà garantire il rispetto di tutte le norme relative all'impianto termico, con particolare riferimento a quelle dettate in materia di efficienza energetica, sicurezza e tutela dell'ambiente - si segnala peraltro che le competenze del terzo responsabile sono state così estese per effetto del D.P.R. 16 aprile 2013, regolamento attuativo del d.lgs. 19 agosto 2005, n. 192(in recepimento a sua volta della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell'edilizia)

Scompare il richiamo testuale alla "persona fisica". Quello che tuttavia ai fini del nostro discorso più conta è che,vigente la precedente disciplina, l'incarico poteva essere conferito tanto alle persone fisiche quanto alle persone giuridiche. Con il decreto del Ministero dello Sviluppo economico del 22 novembre 2012 (recante Modifica dell'Allegato A del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192) la definizione della figura del terzo responsabile è stata infatti modificata, nel senso che è stato eliminato il riferimento alla "persona fisica", e mantenuto solo quello alla "persona giuridica". Di conseguenza, per effetto della nuova disciplina, soggetti autorizzati all'assunzione di detto incarico risultano soltanto quegli enti e quelle organizzazioni che siano forniti, appunto, di personalità giuridica.

Come hanno reagito i settori coinvolti. La nuova versione della norma ha immediatamente generato posizioni interpretative contrastanti, e azioni conseguenti: ad esempio, l'ANACI, ritenendo di avvalorare un'interpretazione restrittiva della regola, si è affrettata a dare indicazione agli associati di non stipulare contratti con soggetti diversi dalle persone giuridiche. La principale associazione degli amministratori di condominio ha così mostrato di accogliere strettamente la disciplina civilistica che considera persone giuridiche (private) le società per azioni, le società a responsabilità limitata, le società in accomandita per azioni e le società cooperative a responsabilità limitata, escludendo, di conseguenza, che possano assumere l'incarico di terzo responsabile le imprese individuali, le società in nome collettivo, le società semplici e le società in accomandita semplice. Al contrario, la CNA Installazione e Impianti ha reputato sin dall'inizio tutt'altro che pacifica l'esclusione anche delle imprese individuali, osservando che, in materia di definizione delle persone giuridiche, si debba fare riferimento alla specificazione fornita dalla Corte di Cassazione in una pronuncia di qualche anno fa.

L'impresa individuale va assimilata ad una persona giuridica Al riguardo, la Suprema Corte ha in primo luogo chiarito che «Muovendo dalla premessa che l'attività riconducibile all'impresa (al pari di quella riconducibile alla ditta individuale propriamente detta) è attività che fa capo ad una persona fisica e non ad una persona giuridica intesa quale società di persone (o di capitali), non può negarsi che l'impresa individuale (sostanzialmente divergente, anche da un punto di vista semantico, dalla c.d. "ditta individuale") ben può assimilarsi ad una persona giuridica nella quale viene a confondersi la persona dell'imprenditore quale soggetto fisico che esercita una determinata attività: il che porta alla conclusione che, da un punto di vista prettamente tecnico, per impresa deve intendersi l'attività svolta dall'imprenditore-persona fisica per la cui definizione deve farsi rinvio agli artt. 2082 e 2083 del c.c.» (Cass. pen., 20 aprile 2011, n. 15657). Ma c'è un passaggio ancora più rilevante: i giudici di legittimità si spingono infatti ad affermare che «l'interpretazione in senso formalistico dell'incipit del D. Lv.o 231/01 [ndr la pronuncia richiamata riguardava una fattispecie di responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato] creerebbe il rischio di un vero e proprio vuoto normativo, con inevitabili ricadute sul piano costituzionale connesse ad una disparità di trattamento tra coloro che ricorrono a forme semplici di impresa e coloro che, per svolgere l'attività, ricorrono a strutture ben più complesse ed articolate. [...] Ed allora una lettura costituzionalmente orientata della norma in esame dovrebbe indurre a conferire al disposto di cui al comma 2 dell'art. 1 del D. L.vo in parola una portata più ampia, tanto più che, non cogliendosi nel testo alcun cenno riguardante le imprese individuali, la loro mancata indicazione non equivale ad esclusione, ma, semmai ad una implicita inclusione dell'area dei destinatari della norma. Una loro esclusione potrebbe infatti porsi in conflitto con norme costituzionali - oltre che sotto il riferito aspetto della disparità di trattamento - anche in termini di irragionevolezza del sistema».

Le conseguenze nel sistema L'aspetto centrale di tutta la questione è che molte imprese artigianali, in particolare, svolgono attività di "terzo responsabile" degli impianti termici, e l'accoglimento dell'uno piuttosto che dell'altro indirizzo escluderebbe di colpo dal settore un numero estremamente elevato di operatori. Del resto, effetto della presa di posizione dell'ANACI è stata la revoca, in base alla nuova norma, di numerosi contratti di terzo responsabile ad imprese abilitate, costituite nella forma di imprese individuali. Le associazioni di categoria - e la CNA in particolare -, preoccupate dunque che la citata modifica colpisca irragionevolmente molte delle imprese impegnate nel settore dell'impiantistica, hanno dapprima sottoposto la questione al Ministero dello sviluppo economico, richiedendo che nella definizione del soggetto abilitato ad assumere il ruolo di terzo responsabile dell'impianto termico si elimini ogni riferimento alle nozioni di "persona fisica" e "persona giuridica" e ci si rifaccia esclusivamente al concetto di imprese abilitate ai sensi del d.m. 22 gennaio 2008, n. 37 (recante riordino delle disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all'interno degli edifici); più di recente, ancora la CNA ha inviato una segnalazione alla Commissione Antitrust denunciando una possibile limitazione alla concorrenza nella definizione di "terzo responsabile" contenuta nella nuova norma; a sostegno della segnalazione è stata prodotta la pronuncia della Suprema Corte cui si è fatto riferimento.

Il Ministero, dal canto suo, seppure non ufficialmente, si è intanto dichiarato disponibile ad un intervento emendativo.

 

 

 

di Marta Jerovante fonte CondominioWeb.com