E' un condominio, non Babele

Qualche volta parlare la stessa lingua, comprare un nastro isolante o semplicemente imparare a rispettare gli orari condominiali può bastare. Per i problemi più complessi si può chiedere invece aiuto alla mediazione.

 

Regola numero uno: non negare il conflitto. Che il vicino di casa si nutra di soffritti di aglio o di cipolla riempiendoci la casa di odori molesti, è un dato di fatto. E noi siamo furiosi con lui. Regola numero due: considerare le emozioni. Lui non ci piace, anzi non ci è mai piaciuto. Che usasse una cucina pesante e avesse abitudini fuori dall'ordinario, appena visto l'avevamo capito subito. Regola numero tre: evitare l'escalation. Anche se lo riteniamo un vero prepotente, non lasceremo che l'acqua del nostro terrazzo allaghi il suo garage, eviteremo di confondere la sua posta con la spazzatura e di scrivere lettere anonime all'amministratore contro di lui...

 

Utile un mediatore. Per mettere in atto invece la quarta regola, quella per comprendere il punto di vista dell'altro e pensare a soluzioni alternative per risolvere il nostro conflitto, la strada è più lunga. Spesso serve una terza persona per aiutarci a non perdere le staffe, e magari a non finire dall'avvocato. Anche nelle più comuni liti da condominio, può essere utile il Mediatore dei conflitti. E' questa l'idea realizzata da Comune di Venezia, Servizio Immigrazione, Cooperativa Il Villaggio Globale e altre realtà a sostegno della convivenza pacifica e del bene comune. Da circa due mesi è infatti aperto lo "Sportello di mediazione abitativa", un punto d'ascolto per condòmini e amministratori esasperati, gratuito, per la gestione delle controversie di vicinato.


Doppia ragione. «Gran parte delle cause civili a livello nazionale partono proprio da conflitti tra vicini di casa. Oltre ad avere tempi molto lunghi, hanno costi impegnativi per le parti e molte volte non arrivano a una vera soluzione», spiega Fulvio Bizzarini, operatore del Villaggio Globale presso il nuovo sportello. «Spesso nelle cause o si stabilisce che uno dei due ha ragione, oppure finisce che non ce l'ha nessuno, e si torna a casa con del rancore e una convivenza tutt'altro che pacifica. La mediazione intende invece valorizzare il fatto che si possa avere ragione entrambi, cercando di raggiungere una soddisfazione per tutti i contendenti».


Casi risolti. Tra i casi già capitati allo sportello si annoverano liti causate da differenze di età, di cultura o di abitudini, come i rumori che infastidiscono, la diffusione di odori per le cucine speziate, i mancati pagamenti delle spese condominiali. «Alla base di queste liti c'è spesso qualcosa di non detto o di non compreso - continua Bizzarini - soprattutto quando di mezzo ci sono problemi linguistici, come capita nei quartieri ad alta densità di stranieri. Lo sportello mette a disposizione anche i mediatori linguistici della Cooperativa Novamedia. Qualche famiglia può entrare nel nuovo condominio senza sapere che esistono delle spese condominiali, oppure decidere di accollarsi il costo di un aspiratore per gli odori, anche solo per tranquillizzare i vicini».


Road map. Per chiarire equivoci e contese, la mediazione prevede prima l'incontro tra il mediatore e le due parti separate, una fase cioè di ascolto di persone spesso esasperate per farne emergere interessi, bisogni, valori ed emozioni; ma anche e soprattutto gli elementi che possono alimentare o placare il conflitto. In un secondo momento avviene invece il confronto fra i contendenti, allo scopo di raggiungere le cosiddette "soluzioni creative": «Si tratta cioè di mettere in atto la fantasia, arrivando a conclusioni prima non contemplate», spiega il mediatore. «Bisogna però mettere in dubbio di avere la ragione esclusiva, e magari verificare la comprensione del punto di vista dell'altro ad esempio chiedendogli: mi stai dicendo questo? Possiamo così sgombrare il campo da equivoci ed evitare le "escalation" di tensione».

 

 

di Maria Paola Scaramuzza

Tratto da GENTE VENETA, n.9/2011