Facciate Condominiali: Graffiti e Facciate Imbrattate

Negli ultimi anni, con il moltiplicarsi degli slogan e frasi amorose impressi sui muri privati o edifici pubblici, il sistema giuridico ha soffermato la sua attenzione sulla disciplina e sulle misure sanzionatorie da adottare nei confronti dei writers per evitare il deturpamento dei beni privati, come appunto le facciate condominiali.

 

La tutela penale
L'ordinamento giuridico, al fine di contenere il fenomeno dei writers è ha disposto un articolo ad hoc, il 639 del Codice Penale,che è stato recentemente modificato dalla Legge n. 94 del 2009.
L' intento del legislatore è stato soprattutto quello di rafforzare l'efficacia giuridica dell'art. 639 prevedendo l'applicazione delle disposizione in tema di deturpamento alle sole cose "mobili" con esclusioni dei mezzi di trasporto pubblici o privati, eliminando il riferimento agli immobili presente nella vecchia lettura dell'art.639 c.p.
L'art. 639 modificato dalla Legge 15 luglio 2009, n. 941 dispone che "chiunque, fuori dei casi previsti dall'articolo 635, il quale disciplina il reato di danneggiamento, deturpa o imbratta cose mobili altrui è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a euro 1032.

 

La legge n.94 del 2009 nel secondo comma dell'art. 639 c.p. prevede un'ipotesi aggravata che viene suddivisa in due fattispecie.
Se il fatto è commesso su beni immobili o su mezzi di trasporto pubblici o privati, si applica la pena della reclusione da uno a sei mesi o della multa da 300 a 1.000 euro. Se il fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico, si applica la pena della reclusione da tre mesi a un anno e della multa da 1.000 a 3.000 euro.
Al comma terzo il legislatore ha inserito una particolare deroga alla disciplina della recidiva.

 

 


Le ordinanze ed i regolamenti comunali contro l'imbrattamento delle facciate condominiali e muri pubblici.
Oltre alla applicazione dell'articolo del codice penale il nostro sistema giuridico prevede anche la comminazione di sanzioni amministrative previste da specifiche ordinanze e regolamenti comunali
Questi ultimi non hanno nulla da invidiare alle disposizioni contenute nel codice e penale e nella legislazione specialistica.
La circostanza che mette i suddetti regolamenti sul tavolo di discussione politica e giuridica è la loro legittimità a disciplinare l'aspetto esteriore, le facciate o i muri esterni degli edifici adiacenti spazi pubblici o di pubblico passaggio.

 

Iniziamo col dire che l'art. 871 cod.civ. fa rientrare nell'ambito del potere regolamentare comunale in materia edilizia anche la materia dell' "ornato pubblico". Successivamente, la legge 19 novembre 1968, n. 1187, ha ascritto al potere normativo comunale previsioni "a carattere storico, ambientale, paesistico".
A queste disposizioni si aggiunge l'art. 6 del dl. 23 maggio n. 92, il quale ha ampliato i poteri di ordinanza del sindaco, assommando alla competenza per sicurezza, igiene e sanità la competenza per la "sicurezza urbana".
Di certo, la sicurezza urbana ricomprende la disciplina dell'imbrattamento, del deturpamento e del danneggiamento di muri e facciate in relazioni ad interessi pubblici anche di tipo ambientale.

 

L'art 7-bis del dlgs n. 267 del 2000 e successive integrazioni ha stabilito che, "salva diversa disposizione di legge, per le violazioni si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 25 a 500 euro. La medesima sanzione amministrativa si applica anche alle violazioni delle ordinanze adottate dal sindaco o dal presidente della provincia sulla base di disposizioni di legge, o specifiche norme regolamentari."
D'altro canto l'art. 6- bis del dl n. 92 del 2008 ha disposto che per le violazioni ai regolamenti ed alle ordinanze comunali e provinciali, la Giunta comunale o provinciale,può stabilire un diverso importo sempre tenendo presente il limite edittale minimo e massimo della sanzione prevista.

 

 


Il soggetto responsabile dell'imbrattamento delle facciate condominiali.
La domanda, a questo punto da porsi è se sono legittimi anche i regolamenti e ordinanze comunali che introducono un obbligo o dovere al proprietario privato a rimuovere e imbrattare deturpamenti e danneggiamenti di muri o facciate dell' edificio in proprietà che siano opera di terzi soggetti.3
Per dare un risposta corretta dobbiamo prendere in considerazione l'art. 2051 e 2053 del c.c. ed esaminare se gli obblighi di custodia e vigilanza del proprietario di un bene si spinge fino a comprendere l'azione del terzo non coadiuvata in nessun modo dal proprietario del bene stesso.

 

In base all'art. 2051 c.c. il proprietario del bene è responsabile in termine di custodia e vigilanza salvo il limite del caso fortuito. Mentre l'art.2053 c.c. ritiene responsabilità il proprietario per la rovina degli edifici a meno che i fatti contestati non sono imputabili al proprietario privato, il quale usando la normale diligenza, non avrebbe potuto impedire4.
Tirando le somme, possiamo affermare che gli obblighi di vigilanza e custodia spettano al proprietario che ha la custodia del bene5.
Nel caso di imbrattamento di facciate condominiali accessibili dal pubblico passaggio, il proprietario delle facciate, quindi il condominio, non è privato dalla custodia delle stesse, dato che il condominio non può apporre limitazioni al pubblico passaggio
Di conseguenza, il condominio non può essere sanzionato per imbrattamenti di muri e facciate condominiali in quanto non può vigilare ed escludere che altri vi apportano scritte e graffiti.

 

Inoltre, un regolamento o un ordinanza comunale non potrebbe contenere una sanzione patrimoniale e quindi afflittiva6 nei confronti del condominio per imbrattamento delle facciate stante il disposto dell'art. 23 della Costituzione, il quale richiede che, in tema di protezione ambientale o di sicurezza urbana, le prestazioni personali o patrimoniali siano imposte solo in base alla legge.
Questo presuppone che sia il legislatore, se non a disciplinare integralmente la prestazione ed i presupposti per richiederla, trattandosi di riserva di legge soltanto relativa, almeno a disciplinare i principi e l'indirizzo della disciplina da dettare successivamente in sede amministrativa tramite regolamenti ed ordinanze.
Lo stesso può dirsi leggendo l'art. 42 della Costituzione comma 2, il quale deferisce al legislatore, il potere di determinare il godimento ed i limiti della proprietà privata.
Pertanto, l'amministrazione comunale non può arrogarsi il potere di disporre obblighi e doveri al condominio, proprietario del bene, estraneo al comportamento del terzo responsabile del reato di imbrattamento.
In caso contrario la riserva di legge contenuta negli artt. 23 e 42 della Costituzione verrebbe completamente ignorata.
Non dobbiamo dimenticare che anche i principi generali del diritto penale non consentirebbero di imputare la responsabilità per imbrattamento di muri e facciate condominiali il condominio per le seguenti ragioni.

 

La repressione penale del terzo che imbratta e deturpa non solo non coinvolge per sé la responsabilità del proprietario privato, del quale non sia comprovata la cooperazione, ma ha di mira essenzialmente l'interesse privatistico del proprietario medesimo, quale persona offesa, all'integrità del proprio patrimonio, venendo in rilievo la concorrente protezione di interessi di stampo pubblicistico solo accidentalmente.
Inoltre, si potrebbe imporre al condominio di farsi carico, come obbligo o dovere autonomo, di rimuovere le conseguenze dell'azione di imbrattamento o deturpamento, solo contraddicendo l'impostazione della legge penale comminando una sanzione ad un soggetto sia esso fisico o giuridico, estraneo alla commissione del reato stesso.
Peggio ancora, il disposto regolamentare contenente la sanzione produrrebbe l'effetto boomerang, in quanto obbligherebbe a rimuovere l'imbrattamento delle facciate condominiali alla persona offesa dal reato stesso.

 

La sanzione amministrativa irrogata al proprietario e quindi al condominio, per non aver impedito o rimosso imbrattamenti o deturpamenti di muri o facciate, di cui siano stati autori terzi non autorizzati dal proprietario, costituirebbe una fattispecie di responsabilità per fatto altrui inammissibile.
Per le stesse ragioni si deve escludere che il condominio, persona offesa, soggetto estraneo all'evento e alla condotta del terzo possa incorrere in una responsabilità solidale con l'autore del reato di imbrattamento di muri e facciate condominiali.