Gli rubano la macchina con dentro delle bottiglie di liquore dal garage condominiale: l'amministratore non è responsabile

Il fatto che andremo a raccontare in questo articolo è realmente accaduto ad Arezzo ed ha portato alla pronuncia di una sentenza della medesima città.

 

I fatti sono i seguenti.

Un signore, chiamiamolo Tizio, usa l'auto della compagna, Caia, e la parcheggia, abitualmente, nel garage del condominio in cui abita.

Tizio si accorge che su delle reti metalliche utilizzate per impedire l'accesso all'autorimessa dall'esterno è tagliata; da quello spazio possono passare tranquillamente delle persone.

Avvedutosi del problema, egli informa senza ritardo l'amministratore del condominio, Sempronio.

Questi si disinteressa del problema e qualche notte dopo l'autovettura viene rubata con dentro alcune bottiglie di liquore che Tizio commerciava presso il suo negozio.

A quel punto Caia decide di fare causa all'amministratore per la negligenza nella gestione del condominio; negligenza dalla quale, a suo dire, è derivato il furto.

Sempronio costituitosi in giudizio, si oppone alle richieste di Caia.

In primo luogo afferma di non avere legittimazione a stare in giudizio; in gergo tecnico solleva un'eccezione per carenza di legittimazione passiva. Dopo l'istruzione della causa il giudice adito, un magistrato del Tribunale di Arezzo, si pronuncia in merito.

Innanzitutto rigetta l'eccezione di Sempronio.

Si legge in sentenza, infatti, che " tra i poteri (e gli obblighi) attribuiti all'amministratore del condominio ex art. 1130 c.c. rientra anche quello di compiere atti conservativi dei diritti inerenti le parti comuni dell'edificio e, quindi, di stipulare i contratti necessari per provvedere all'ordinaria manutenzione delle stesse (cfr. Cassazione civile, sentenza del 17.3.1993 n. 3159), il che fa sorgere in capo ad esso una vera e propria posizione di garanzia - la quale rinviene la sua fonte nel mandato con rappresentanza attribuito dai condomini all'amministratore - volta a neutralizzare, sia nei confronti dei terzi che degli stessi condomini, le fonti di pericolo connesse alla utilizzazione dei beni comuni" (Trib. Arezzo 29 ottobre 2012).

Questo, quindi, il primo interessante spunto: vi chiedete spesso perché l'amministratore, per la manutenzione ordinaria, può stipulare contratti senza il previo consenso dell'assemblea?

La risposta data dal Tribunale di Arezzo, sulla scorta di un precedente pronunciamento della Cassazione, ne spiega le ragioni.

Quindi, bene aveva fatto Caia a chiamare in causa Sempronio, che alla pari di qualunque amministratore è responsabile se non adempie al proprio incarico.

In questo contesto, però, secondo il giudice aretino all'amministratore non poteva essere ascritta alcuna responsabilità.

Si legge in sentenza che " in riferimento all'illecito aquiliano per omissione colposa, per l'imputazione di responsabilità occorre che il danno sia una concretizzazione del rischio che la norma di condotta violata tendeva a prevenire, verificandosi un intreccio tra la causalità e la colpa, giacché la causalità nell'omissione non può essere meramente materiale, in quanto ex nihilo nihil fit ed il suo accertamento postula un giudizio ipotetico sulla idoneità dell'azione prescritta e colpevolmente omessa ad impedire l'evento (cfr. ex plurimis Cassazione civile, sentenza del 4 luglio 2006, n. 15274).

Nel caso in esame, tale giudizio non può che condurre ad una conclusione negativa circa l'esistenza del nesso eziologico, non essendo stato provato che l'introduzione dei ladri nella autorimessa condominiale avvenne proprio attraverso il varco nella rete metallica posta a protezione delle finestre dei locali"
(Trib. Arezzo 29 ottobre 2012).

Insomma se fossimo in ambito penale diremmo: amministratore assolto per mancanza di prove.

 

 

 

 

dell'Avv. Alessandro Gallucci fonte  CondominioWeb.com