Il trend dei mutui e dei tassi

La Bce nel primo Consiglio direttivo dell’anno ha lasciato il tasso di interesse di riferimento fermo allo 0,75% e la decisione era ampiamente attesa dal mercato.

 

Secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Banca d'Italia i prestiti bancari al settore privato non finanziario hanno continuato a ridursi; nei tre mesi terminanti in novembre sono diminuiti del 2,6% (in ragione d'anno, al netto dei fattori stagionali e dell'effetto contabile delle cartolarizzazioni). La flessione ha riguardato soprattutto i prestiti alle imprese (-4%, contro il -0,8% di quelli alle famiglie).

L'andamento del credito risente della debolezza, sia pure in attenuazione, della domanda da parte di imprese e famiglie - legata alla congiuntura economica sfavorevole e al peggioramento del mercato immobiliare - e di condizioni di offerta ancora tese. Il costo del credito alle famiglie ha continuato a flettere lievemente: il tasso sui nuovi mutui è diminuito di due decimi (al 3,5%) per le operazioni a tasso variabile, che rappresentano oltre i due terzi delle erogazioni complessive; è rimasto invariato (al 4,8%) per quelle a tasso fisso.

Pur beneficiando dell'allentamento delle tensioni sui mercati finanziari, la riduzione dei tassi è frenata dalla percezione di un rischio di credito elevato da parte degli intermediari; da notare che il differenziale rispetto ai corrispondenti tassi in Germania è di un punto percentuale. Nel III trimestre del 2012 il flusso di nuove sofferenze in rapporto ai prestiti (al netto dei fattori stagionali e in ragione d'anno), è salito al 2,2%.

Il tasso di ingresso in sofferenza dei prestiti alle famiglie resta relativamente basso, all'1,4%, come alla fine dello scorso anno. Il rapporto fra il debito delle famiglie e il reddito disponibile è rimasto al 65% nel III trimestre del 2012; tale livello si conferma nettamente più basso di quello medio dell'area dell'euro, che sfiora il 100%.

Secondo l'Abi, alla fine di novembre 2012 i prestiti bancari destinati alle famiglie per l'acquisto di abitazioni - pari a 366 miliardi di euro - hanno segnano una variazione annua prossima allo zero (-0,3%), in decelerazione rispetto a circa il +4,8% di novembre 2011, un valore inferiore a quello medio dell'Area euro di +1,2% (+1,9% Germania, -2,7% Spagna, +3,3% Francia).

Stabile al 9,6% è risultata nell'ultimo anno la quota dell'Italia nei prestiti per l'acquisto di abitazioni sul totale Area euro (era pari al 6,5% a fine 2003). Laddove si considerino i flussi erogati dalle banche per l'acquisto di abitazioni, si rileva come nel periodo gennaio - novembre 2012 essi sono ammontati a 18,8 miliardi di euro, un valore dimezzato rispetto ai 36,3 miliardi di euro dell'analogo periodo del 2011. Il maggior decremento ha riguardato i finanziamenti a tasso variabile che sono passati da 27,5 miliardi di euro dei primi 11 mesi del 2011 a 13,2 miliardi dell'analogo arco temporale del 2012.

Meno marcata la riduzione del segmento a tasso fisso (da 8,7 miliardi a 5,6 miliardi). Inoltre, i finanziamenti al settore delle costruzioni hanno segnato - sempre a novembre 2012 - una contrazione di oltre il 4%; il rallentamento mostrato negli ultimi mesi è da attribuire, tra l'altro, a una marcata diminuzione della domanda di mutui: il dato aggregato, espresso come numero di richieste da parte delle famiglie italiane, nei primi 10 mesi del 2012 ha evidenziato una dinamica fortemente negativa, anche se nel mese di ottobre è emerso un lieve rallentamento del calo.

L'analisi del settore residenziale per macro aree geografiche evidenzia nel III trimestre 2012 forti contrazioni degli scambi in tutte le aree. Rispetto al calo registrato a livello nazionale (-26,8%) le aree del Centro e del Nord mostrano perdite maggiori con riduzioni delle transazioni rispettivamente del -29,6% e del -28,2%; poco inferiori le perdite al Sud che segna una diminuzione del -22%.

Un ulteriore elemento alla base del rallentamento dei finanziamenti al settore immobiliare è da attribuire all'aumento della rischiosità delle imprese edili: a fine novembre 2012 il rapporto sofferenze lorde/impieghi per le imprese di costruzioni ha raggiunto il 12,8%, in forte aumento dal 10,3% di fine 2011 e dal 6,7% di fine 2010.

Per Crif la domanda di mutui riflette l'andamento pesantemente negativo delle compravendite di immobili residenziali che, nel corso del 2012, si sono di fatto riposizionate su volumi nemmeno lontanamente paragonabili a quelli registrati negli anni di picco, tra il 2004 e il 2008. Il dato aggregato della domanda di mutui, espresso come numero di richieste da parte delle famiglie italiane, consolida nel 2012 una dinamica decisamente negativa, con un decremento pari a -42% rispetto al 2011, calo che risulta ancora più significativo nel confronto con gli anni precedenti.

L'ultimo mese del 2012, dicembre, si è chiuso con un -27%, terzo mese consecutivo a evidenziare comunque un lieve rallentamento del calo delle richieste. A ulteriore conferma della cautela adottata dalle famiglie italiane in questa delicata fase del ciclo economico va considerata anche la progressiva diminuzione dell'importo medio richiesto per i mutui, che nel 2012 ha fatto registrare un ulteriore calo, attestandosi a 131.445 euro contro i 136.863 euro del 2011.

Inoltre, analizzando la distribuzione delle richieste di mutuo in funzione dell'importo si consolida lo spostamento verso le fasce più basse: nel 2012, infatti, la classe in cui si sono concentrate le preferenze degli italiani è stata ancora una volta quella compresa tra i 100.000 e i 150.000 euro, con una quota superiore al 29%. Relativamente alla domanda di mutui per fascia di durata, invece, è nuovamente la classe compresa tra i 25 e i 30 anni a risultare quella maggiormente richiesta dalle famiglie italiane, con una quota superiore al 30% del totale.

 

 

Fonte News.Attico.it