La Sospensione dei Servizi Condominiali

Siamo abituati a parlare dei condomini morosi con specifico riferimento solamente alle conseguenze economiche delle loro inadempienze.

 

In pratica, il comproprietario che non paga le quote condominiali di sua spettanza può essere soggetto ad un'azione giudiziaria monitoria.


Il riferimento, s'è capito, è al così detto ricorso per decreto ingiuntivo ed al conseguente decreto provvisoriamente esecutivo ai sensi del primo comma dell'art. 63 disp. att. c.c.


La reazione della compagine alla morosità di uno dei partecipanti, tuttavia, non si ferma solamente all'aspetto economico.


Quest'affermazione è fondata sul disposto normativo contenuto nell'art. 63, terzo comma, disp. att. c.c. a mente del quale in caso di mora nel pagamento dei contributi, che si sia protratta per un semestre, l'amministratore, se il regolamento di condominio ne contiene l'autorizzazione, può sospendere al condomino moroso l'utilizzazione dei servizi comuni che sono suscettibili di godimento separato.


In sostanza, privando il condomino di un servizio comune, si pensi al riscaldamento, lo si sanziona della propria inadempienza.


Due, quindi, i requisiti necessari a questa drastica soluzione:

a) una morosità che si protrae per più di un semestre;

b) l'autorizzazione ad operare il distacco contenuta nel regolamento condominiale.


La giurisprudenza, a queste condizioni, afferma che il condomino moroso deve sottostare a queste decisioni.


In particolare si legge in una pronuncia del Tribunale di Milano che in caso di mora nel pagamento dei contributi condominiali protratta per oltre un semestre, l'amministratore, laddove il regolamento vigente lo autorizzi espressamente, può sospendere al condomino l'utilizzazione dei servizi comuni (nella fattispecie riscaldamento ed acqua calda) suscettibili di godimento separato , attraverso le necessarie operazioni sugli impianti, anche da eseguirsi all'interno della proprietà esclusiva del condomino moroso, obbligato a tollerare tali attività sia in forza dello stesso accertamento della facoltà ex art. 63 disp. att. c.c. in capo alla collettività, sia in forza della specifica disposizione regolamentare (Trib. Milano 19 ottobre 1998 in Arch. locazioni 1999, 448).


Non solo: se il moroso frappone ostacoli all'applicazione dell'art. 63 disp. att. c.c., il condominio può rivolgersi all'Autorità Giudiziaria per ottenere un provvedimento d'urgenza che gli consenta di raggiungere lo scopo prefissatosi.


In una sentenza di merito del dicembre 2010 si legge che a fronte di tale riferimento normativo che garantisce un potere di autotutela (l'art. 63 terzo comma disp. att. c.c. n.d.A.), risulta ammissibile la domanda cautelare ex art. 700 c.p.c. promossa dal condominio per rimuovere ostacoli frapposti all'esercizio del suddetto potere di autotutela. (Nella specie, sul presupposto che per attuare la sospensione del servizio di riscaldamento centralizzato era indispensabile intervenire all'interno dell'abitazione dei condomini morosi, i quali benché preventivamente avvisati si erano opposti all'accesso dei tecnici incaricati della chiusura degli elementi radianti, il condominio ricorrente ha quindi domandato al Giudice di ordinare ai condomini morosi di consentire la sospensione del servizio e di non ostacolare tale potere, determinandone anche le modalità applicative) (Trib. Busto Arsizio 24 dicembre 2010, Redazione Giuffrè 2010).

 

Fonte LavoriinCasa.it