La tettoia è una costruzione e deve essere rimossa se edificata in violazione delle norme sulle distanze

Ai sensi dell'art. 873 c.c., rubricato "Distanze nelle costruzioni": Le costruzioni su fondi finitimi, se non sono unite o aderenti, devono essere tenute a distanza non minore di tre metri. Nei regolamenti locali può essere stabilita una distanza maggiore. I regolamenti locali, quindi, possono aumentare la distanza (es. 4 o 5 metri) ma mai diminuirla.

 

Che cosa debba intendersi per costruzione ce lo spiega, ormai da tempo e con sempre maggiore chiarezza pratica, la Corte di Cassazione. In una pronuncia datata settembre 2007 si legge che: " ai fini dell'osservanza delle distanze legali di cui agli artt. 873 e seguenti c.c., nonché di quelle prescritte dagli strumenti urbanistici o normativi che integrano la disciplina codicistica, deve considerarsi costruzione qualsiasi manufatto non completamente interrato che abbia i caratteri della solidità, stabilità e immobilizzazione al suolo, anche mediante appoggio, incorporazione o collegamento fisso a un corpo di fabbrica preesistente o contestualmente realizzato, e ciò indipendentemente dal livello di posa e di elevazione dell'opera, dai caratteri del suo sviluppo volumetrico esterno, dall'uniformità o continuità della massa, dal materiale impiegato per la sua realizzazione e dalla sua funzione o destinazione. In particolare, per quanto riguarda gli sporti, le terrazze, le scale esterne o, in genere, i corpi avanzati costituenti aggetti di un edificio, questi, ove siano stabilmente incorporati nell'immobile e non abbiano una funzione meramente decorativa od ornamentale, accrescono la superficie, il volume e la funzionalità dell'immobile cui accedono e rientrano nel concetto civilistico di costruzione, per cui di essi deve tenersi conto ai fini delle distanze, che vanno misurate dal limite dei manufatti aggettanti verso il vicino" (Cass. 28 settembre 2007 n. 20574).



In una più recente pronuncia gli ermellini sono stati chiamati a risolvere una controversia sulla seguente materia: una tettoia, sia pur priva di muri di chiusura, deve'essere considerata una costruzione ai fini del rispetto delle distanze di cui all'art. 873 c.c.?



La risposta da piazza Cavour - che ha ribaltato la sentenza di secondo grado impugnata da una persona che aveva fatto causa al vicino circolo del tennis - è stata positiva: si, una tettoia deve considerarsi una costruzione. Si legge in sentenza: " rappresenta principio fermo nella giurisprudenza di questa Corte che "costituisce costruzione anche un manufatto privo di pareti ma realizzante una determinata volumetria, e pertanto la misura delle distanze legali per verificare se il relativo obbligo è stato rispettato deve esser effettuata assumendo come punto di riferimento la linea esterna della parete ideale posta a chiusura dello spazio esistente tra le strutture portanti più avanzate del manufatto stesso (cfr Cass. 14 marzo 2011 n. 5934; Cass. 29 dicembre 2005 n. 28784; Cass. 21 dicembre 1999 n. 14372; Cass. 10 novembre 1998 n. 11291). Del resto che la tettoia in questione sia da considerare una costruzione ai fini della distanza dal confine, è dimostrato dal fatto che ha i caratteri della stabilità, consistenza ed immobilizzazione al suolo, pertanto la costruzione di pareti è irrilevante ai fini dell'osservanza della distanza. La censura mossa alla decisione impugnata è, quindi, fondata per avere la corte di merito applicato in modo erroneo l'art. 873 c.c., negando tutela, nonostante la norma riconosca al proprietario del fondo confinante sia il diritto alla rimozione sia il risarcimento del danno" (Cass. 2 ottobre 2012, n. 16776).

 

 


dell' Avv. Alessandro Gallucci fonte CondominioWeb.com