Mediazione, contrordine litiganti. Condominio e Rc auto: si torna in Tribunale

Contrordine litiganti. Anzi, contrordine per tutti. Ricordate la mediazione obbligatoria, quella che doveva liberare i tribunali e velocizzare la soluzione di piccole controversie? Ecco, non c’è più.

 

Avevamo scherzato si potrebbe dire, ma non è così. E' invece arrivata una sentenza della Corte Costituzionale che stabilisce che la condizione di "obbligatorietà" per la mediazione non può valere. Quindi rimane la mediazione, ma solo per chi la sceglie volontariamente. E che tutti gli altri tornino in tribunale.

 

Era il marzo dell'anno scorso, quello del 2011, quando partì la prima fase della mediazione obbligatoria. Un anno dopo, nel marzo 2012, arrivò la fase due, e tra le controversie che si sarebbero dovute risolvere senza ricorso all'autorità giudiziaria si aggiunsero le liti condominiali e quelle sulle assicurazioni delle auto . La "ciccia" vera rispetto alle prime categorie di controversie passate per i mediatori. Poco più di 6 mesi di vita e la riforma che avrebbe dovuto consentire ai magistrati di tentare di attaccare quel mostro che è l'arretrato civile (oltre 5 milioni di procedimenti pendenti) è stata cancellata. Sei mesi con risultati contrastanti è vero, ma che almeno sulle piccole questioni sembrava essere efficace. Ma una norma scritta male e i ricorsi degli avvocati hanno vanificato il tutto.

 

Il ricorso alla mediazione, per di più obbligatoria, non aveva comprensibilmente fatto la gioia delle migliaia di avvocati che popolano il nostro Paese. La mediazione li escludeva e li privava infatti di una grossa fetta del loro lavoro, e del loro reddito. Da qui la naturale e comprensibile avversione alla novità. A prescindere dalla sua bontà o meno. Ma nulla avrebbero potuto gli avvocati se la norma non fosse stata scritta "male". Le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale devono ancora essere depositate, ma è facile immaginare che la decadenza della condizione di obbligatorietà della mediazione sia frutto di una norma in contrasto con il nostro impianto costituzionale e come tale ritenuta non corretta dai giudici della Consulta.

 

Sia come sia da ora, anzi da quando le motivazioni saranno pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, liti condominiali, affittuari morosi, diritti di proprietà controversi, questioni ereditarie e clausole contrattuali oscure torneranno ad essere pane per i tribunali. Rimane, è vero, la mediazione volontaria, anziché andare in giudizio chiunque può infatti chiamare la controparte a un confronto dal mediatore. E rimane anche la mediazione delegata, quel caso in cui può essere il giudice, valutata la questione, a proporre alle parti di rivolgersi ad un mediatore. E questo vale anche in appello. E resta poi la possibilità che la mediazione sia prevista da clausole contrattuali. Tutte fattispecie che rimangono valide, ma è ovvio che la decadenza dell'obbligatorietà infligge un duro colpo all'istituto della mediazione.

 

Nella sua fin qui breve vita i risultati della mediazione sono stati non esaltanti, ma certo incoraggianti. Il ministero della Giustizia dice che meno di un quinto dei passaggi presso un organismo di conciliazione ha consentito di evitare il passaggio in tribunale, scarso successo quindi. Ma va però rilevato che il tasso di successo delle procedure nei casi di controversie di modesta entità economica, esattamente quelle che costituiscono la gran parte dei procedimenti arretrati che gravano sulla giustizia italiana, è altissimo: oltre il 64% dei contenziosi al di sotto dei 1000 euro di fronte ad un mediatore hanno trovato una soluzione. E l'hanno fatto in tempi che rispetto a quelli dei tribunali sono a dir poco brevissimi, un lampo. Se una causa ordinaria impiega infatti 1066 giorni in media per arrivare a giudizio, solo di primo grado, le controversie portate a mediazione si sono risolte mediamente in 61 giorni. Due mesi contro quasi tre anni, una bella differenza.

 

Una cattiva notizia dunque il ritorno ai magistrati. Una notizia che farà felici gli avvocati e che rende obbligatorio un ripensamento dell'organizzazione dell'istituto della mediazione. Il ministro della Giustizia, Paola Severino, ha commentato: "Rimane quella facoltativa, vuol dire che lavoreremo sugli incentivi". Incentivi fiscali che oggi rendono la mediazione anche economicamente allettante (in caso di successo della mediazione è infatti riconosciuto un credito di imposta commisurato alle indennità che le parti devo versare all'arbitro, fino alla concorrenza di 500 euro) e che potrebbero essere ora, dopo la scomparsa dell'obbligatorietà, essere allargati ancora.

 

 

 

Fonte BlitzQuotidiano.it