Perché è vietato tenere armi in condominio?

Se ci sono dissidi tra i vicini, la Prefettura può vietare la detenzione di armi e munizioni.

 

“In relazione all'esercizio dei relativi poteri discrezionali, il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza prevede all'art. 39 di attribuire alla Prefettura il potere di vietare la detenzione di armi, munizioni e materie esplodenti a chi chieda il rilascio di una autorizzazione di polizia o ne sia titolare, quando sia riscontrabile una capacità «di abusarne», mentre l'art. 43 consente alla competente autorità – in sede di rilascio o di ritiro dei titoli abilitativi - di valutare non solo tale capacità di abuso, ma anche – in alternativa - l'assenza di una buona condotta, per la commissione di fatti, pure se estranei alla gestione delle armi, munizioni e materie esplodenti, ma che comunque non rendano meritevoli di ottenere o di mantenere la licenza di polizia”.

 

Questo è il principio di diritto espresso dal Consiglio di Stato con la sentenza del 5 luglio 2016, n. 2996 in merito al divieto di detenzione di armi in casa.

 

 


 

I fatti di causa. La Prefettura di Genova – in applicazione dell'art. 39 del testo unico n. 773 del 1931 – confermava il precedente provvedimento nei confronti di Tizio del divieto di detenere in casa armi e munizioni.

Con ricorso di primo grado (proposto al TAR per la Liguria), l'interessato impugnava il provvedimento della Prefettura di Genova, lamentandone l'illegittimità per violazione di legge ed eccesso di potere. Avverso tale impugnativa, il TAR con sentenza accoglieva il ricorso di Tizio.

Per tali ragioni, il Ministero dell'Interno, ha impugnato quest'ultimo provvedimento (del TAR), deducendo che la Prefettura aveva adeguatamente valutato i fatti emersi nel corso del procedimento.

 

 

 

 

La pubblica sicurezza e il porto d'armi. In merito ai provvedimenti relativi alla detenzione ed al porto di armi, la giurisprudenza sottolinea come nel nostro ordinamento vige la regola generale rappresentata dal divieto, sancito dagli artt. 699 c.p. e 4 comma 1 della L. n. 110/75, essendo vista con sfavore l'utilizzazione delle armi da parte di privati cittadini, infatti “il titolo abilitativo al porto d'armi non costituisce una mera autorizzazione di polizia che rimuove il limite ad una situazione giuridica soggettiva che già fa parte della sfera del privato, ma assume contenuto permissivo, costituendo l'assenso alla disponibilità dell'arma regime derogatorio alla regola ordinaria di generale divieto”.

Tale divieto tuttavia è suscettibile di rimozione, in presenza di specifiche ragioni ed in assenza di rischi anche solo potenziali, a seguito di autorizzazione di polizia, o, per meglio dire, di un provvedimento concessorio.

È dunque evidente che il porto d'armi presuppone il previo rilascio di un provvedimento di polizia che accerti il possesso di requisiti in capo al destinatario, in quanto il titolare dell'autorizzazione a detenere armi deve essere persona assolutamente esente da mende o da indizi negativi e assicurare la sua sicura e personale affidabilità circa il buon uso, escludendo che vi possa essere pericolo di abusi.

 

 

 

 

Il ragionamento del Consiglio di Stato. Dai fatti di causa, era stata rilevata l'esistenza di un aspro dissidio tra il ricorrente e i suoi vicini, sfociato in reciproche denunce, una situazione sufficiente a suscitare ragionevoli dubbi circa l'assenza di serene relazioni civili con gli altri consociati, non essendo necessaria per giustificare il venir meno del permesso, l'esistenza di una sentenza penale di condanna.

Difatti, i contrasti tra Tizio e i dirimpettai sono apparsi connaturati da una conflittualità perdurante e ancora presente, tanto da aver costretto i Carabinieri a intervenire per sedare dei diverbi.

Invero, la Prefettura, a fronte del proprio provvedimento, aveva rilevato anche la presenza dei contrasti tra le famiglie dei litiganti.

Per tali ragioni, a parere del Consiglio di Stato, la valutazione della Prefettura risultava del tutto ragionevole, poiché ha inteso evitare che la situazione avesse potuto degenerare, ed ha dunque vietato la detenzione di armi e munizioni nei confronti di chi sia comunque coinvolto in contrasti con vicini.

 

 


Le conclusioni. Alla luce di tutto quanto innanzi esposto,il Consiglio di Stato ha accolto l'appello proposto dal Ministero dell'interno e, in riforma della sentenza impugnata, ha respinto il ricorso di Tizio. Per le suesposte ragioni, il Consiglio di Stato ha condannato Tizio al pagamento delle spese processuali ed ha ordinato l'esecuzione della presente sentenza.

 

 

 

 

 

dell'Avv Maurizio Tarantino Fonte  condominioweb.com