Rimborso Iva Tarsu, chi ne ha diritto?

Il pagamento dell’Iva che alcuni comuni hanno chiesto e continuano a chiedere sulla Tarsu, potrebbe dare conferma a quanti definiscono l’Italia il Paese delle “tasse sulle tasse”.

 

La disputa riguardante il rimborso dell'Iva sulla Tarsu , ha trovato, almeno da un punto legislativo, chiarimenti grazie all'intervento della Corte Costituzionale, che l'ha appunto definita non applicabile. Intervento che, a quanto pare, non sarebbe però stato sufficiente a frenare le continue richieste di pagamento da parte di alcuni comuni.

 

Siamo di fronte quindi ad una disputa ai limiti dell'assurdo, su cui non ci sarebbe neppure bisogno di discutere, essendoci un intervento della Corte Costituzionale alle spalle che chiarisce perfettamente la situazione. Nel 2009 la Corte si era pronunciata definendo l'Iva non applicabile nel caso del pagamento della Tarsu; la decisione aveva poi trovato conferma lo scorso 9 marzo nella sentenza numero 3756 della Corte di Cassazione che, entrando più nello specifico, ha confermato l'illegittimità dell'Iva sulla tassa igiene ambientale (Tia) oppure sulla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Tarsu) dove ancora prevista.

 

Ma veniamo ora ai contribuenti. Questi devono, prima di tutto accertarsi che nel loro comune sia stata adottata la Tia al posto della Tarsu. Nel caso fosse così è necessario accertarsi di avere tutte le ricevute di pagamento relative alla Tia, facendo attenzione che, nelle relative fatture, sia stata effettivamente addebitata l'Iva. E' bene tuttavia, prima di procedere con la domanda di rimborso Iva, accertarsi di averla effettivamente versata. Teoricamente, a rendere complessa la questione è stato il passaggio alla Tia, che alcuni comuni non hanno più interpretato come una tassa e quindi l'avrebbero ritenuta soggetta al pagamento dell'Iva; nel caso della Tarsu invece, questa non dovrebbe mai esser stata coinvolta.

 

Nel caso in cui l'Iva fosse stata effettivamente versata, è possibile richiederne il rimborso. Spetta quindi al cittadino inoltrare la specifica richiesta, presentando un apposito modulo per il rimborso dell'Iva. Il modulo è facilmente reperibile su vari siti web o rivolgendosi preso un'associazione dei consumatori; Federconsumatori e Altroconsumo si occupano della vicenda già da diverso tempo. Il suddetto modulo va ovviamente compilato in ogni sua parte e deve contenere in allegato le fotocopie dei versamenti effettuati al massimo negli ultimi 10 anni visto che, superata tale soglia, non hanno più alcun effetto legale. Il rimborso come sancito dalla Corte Cassazione dovrà essere erogato entro 60 giorni dal ricevimento della istanza di rimborso, in un'unica soluzione.

 

Infine altra strada che può esser battuta oltre la richiesta di rimborso, è quella della compensazione: il cittadino potrebbe non pagare più la tassa sui rifiuti fino al momento in cui non potrà del tutto dirsi estinto il credito che si ha nei confronti del Comune.

 

 

Fonte VostriSoldi.it