"Stop al fumo nei condomini"

Dagli Stati Uniti è partita una campagna per "spegnere" le sigarette del vicino di casa

 

Uno spettro s'aggira negli Stati Uniti. Non è certo il fantasma malconcio del comunismo, ormai ridotto in cenere. Ma la cenere maledetta delle sigarette, che «danneggia gravemente te e chi ti sta intorno». Uffici, ristoranti, cinema: i luoghi pubblici senza fumo sono ormai molti, giustamente, nel nostro pianeta sociale. Ma i crociati della salute vogliono liberare territori ancora più vasti. Il «The New England Journal of Medicine» rilancia l'idea di vietare il fumo nei condomini, con un manifesto di medici e professori. Inutile bandirlo nei luoghi di lavoro e di loisir, dicono, se poi il non fumatore si becca le sigarettate del vicino di casa.

Le sostanze tossiche - dimostra lo studio - entrano subdole dalle scale, dai condotti d'aerazione, dai balconi. Restano ovunque sia passato un fumatore o la traccia del suo vizio; anche se non emanano il caratteristico odore. Anzi, proprio perché inodori, risultano fin più pericolose per donne incinte, bambini, anziani. Il momento di proteggere i fumatori passivi di «terza mano», come vengono definiti, dunque, è giunto.

L'idea di condomini no smoking è annosa. In America si studiano da anni leggi restrittive, soprattutto nella case popolari. In Italia fumare negli spazi pubblici è proibito già adesso. Il problema è poi definire i perimetri, far rispettare i divieti, e non rodersi il fegato. Il fumo è uno dei motivi di maggiore lite tra individui asociali, come il tv ad alto volume, gli effluvi del cibo, il sesso troppo rumoroso. Dà persino lavoro ai laboratori di analisi del dna, che esaminano mozziconi per attribuire il corpo del reato con certezza da Ris all'inquilina del terzo piano. E litigare meglio alla successiva riunione condominiale.
Ma anche il più integralista degli antitabagisti si rende conto che togliere il diritto di peccare in casa propria, rischia di diventare persecuzione, discriminazione. Consci di essere visti come panda malefici i fumatori americani cominciano a unirsi in gruppi. Audrey Silk, fondatrice a New York del Citizens Lobbying Against Smoker Harassment, dice: «Vogliono farci credere che attentiamo alla salute altrui anche se fumiamo chiusi in salotto, perché l'alito azzurrino scivola sul soffitto, filtra dagli interstizi della porta, dilagare sui pianerottoli».

L'ultimo studio scientifico dimostra con dati che trappole di fumo passivo sono disseminate ovunque negli edifici comuni. Persino negli appartamenti dove sigarette non sono mai state accese. Il problema esiste. Ed è serio. Perché sulla salute collettiva non si discute. Eppure un dubbio sorge leggendo le puntigliose topografie dei veleni condominiali. Microgrammi di nicotina rinvenuti sulla maniglia dell'ascensore, sul campanello del citofono. Ma l'aria che respiriamo nelle nostre città non è certo quella del Gran Paradiso. E' un po' come se nella notte del bombardamento di Dresda qualcuno si lamentasse per lo scoppio di un insopportabile, incivile mortaretto.

di Bruno Ventavoli fonte LA STAMPA