Troppe persone in ascensore?!? Se la Cabina precipita nessun risarcimento

Se all’improvviso l’ascensore precipitasse? Incubo per molti, l’incidente ha rappresentato una realtà triste per una famiglia barese.

 

Il fatto ha come sfondo una situazione a dir poco classica: un gruppo famigliare esce da casa e per raggiungere il piano terra si serve dell'ascensore.

Qualcosa va storto e l'impianto precipita; fortunatamente, fa solamente solo un ferito, non grave, e naturalmente tanta paura.

La famiglia unita fa causa al condominio ed all'amministratore: si chiede il risarcimento alla compagine per danni da cose in custodia (art. 2051 c.c.)

Insomma, questo in sostanza il contenuto della citazione, a seguito della caduta dell'ascensore è occorso un danno agli attori.

La caduta è dovuta a cattiva manutenzione del bene e visto che esso è di proprietà condominiale, è la compagine a dover risarcire il danno.

L'art. 2051 c.c. consente di effettuare questo genere di ragionamento; in sostanza a differenza dell'art. 2043 c.c. che necessita anche della dimostrazione del dolo o quanto meno della colpa del danneggiante.

Il caso, che è realmente accaduto, è stato affrontato e risolto dal Tribunale di Bari con una sentenza dello scorso 10 maggio.

Tutto ruota attorno all'applicabilità del succitato art. 2051 c.c.; il magistrato adito prende la palla al balzo per una rinfrescata dei concetti generali che regolano questa norma.

Si legge nella sentenza che per quanto attiene all'applicabilità di tale norma, è stato affermato il principio secondo cui la responsabilità del custode richiede che l'evento sia stato cagionato dalla cosa medesima per sua intrinseca natura ovvero per l'insorgenza in essa di agenti dannosi (Cass. 28.3.01, n. 4480; 1°.6.95, n. 6125; 10.11.93, n. 11091): nell'effettuare tale valutazione non si deve distinguere tra cose intrinsecamente pericolose e cose suscettibili di divenire tali in forza di altri fattori causali, poiché l'art. 2051 c.c. - a differenza dell'art. 2043 c.c., il quale impone a chiunque un dovere generale di astensione dal compimento di atti che possano provocare danni a terzi - pone a carico di un soggetto ben individuato uno specifico obbligo di attivarsi affinché dal bene affidato alla sua custodia non derivino danni a terzi ed è inoltre necessario, per potere pervenire all'accertamento della responsabilità del custode, che il danneggiato dimostri che l'evento si sia prodotto come conseguenza normale della particolare condizione potenzialmente lesiva, originariamente posseduta o successivamente assunta dalla cosa (Cass. 7276/97; 10015/06; 11264/95) [...] (Trib. Bari 10 maggio 2012).

Prosegue il Tribunale di Bari, sempre attenendosi al consolidato orientamento giurisprudenziale, affermando che l'art. 2051 c.c. rappresenta una forma di responsabilità oggettiva.

In pratica, in questi casi, il danneggiato non è dispensato dall'onere di provare il nesso causale tra cosa in custodia e danno, ossia di dimostrare che l'evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa, mentre resta a carico del custode offrire la prova contraria alla presunzione iuris tantum della sua responsabilità, mediante la dimostrazione positiva del caso fortuito, cioè del fatto estraneo alla sua sfera di custodia, avente impulso causale autonomo e carattere di imprevedibilità e di assoluta eccezionalità (cfr. Cass. civ. 11 marzo 2011 n. 5910; Cass. civ. 1° aprile 2010 n. 8005) (Trib. Bari 10 maggio 2012).

Nel caso di specie, però, era emerso che il crollo dell'ascensore era stato causato da un eccessivo sovraccarico dello stesso: insomma era stato preso da troppe persone contemporaneamente.

Questo fatto, secondo i giudici pugliesi, dev'essere considerato alla stregua di un caso fortuito.

Risultato?

L'ascensore è precipitato per colpa dei trasportati che non hanno avuto nessun risarcimento e per di più sono anche stati condannati al pagamento delle spese legali.

 

Fonte LavoriinCasa.it