Un diritto lasciare la bici in cortile

Il parcheggio delle biciclette in un cortile condominiale dove ci sia ragionevole spazio può essere vietato solo da un regolamento contrattuale, cioè predisposto dal costruttore e accettato dai proprietari al momento del rogito o all'unanimità.

 

Il parcheggio non può quindi essere vietato da un regolamento assembleare, espressione dalla maggioranza dei condomini, perché questo tipo di disposizione può solo disciplinare le modalità di godimento della cosa comune.



Dove però esistano norme esterne differenti, anche il divieto di tipo contrattuale viene meno, in quanto il regolamento soccombe a una disposizione di un ordinamento superiore.

 

Il caso di Milano è esemplare: l'art. 51 del Regolamento edilizio (deliberazione n. 81/99) al comma 4 recita che «in tutti i cortili esistenti, o di nuova edificazione, dev'essere consentito il deposito delle biciclette di chi abita o lavora nei numeri civici collegati al cortile».

 

Come si deve quindi comportare un milanese che abiti in un condominio dove è vietato lasciare le bici in cortile? La prima possibilità è quella di seguire la strada obbligata per tutti i condomìni che non abbiano la fortuna di risiedere in Comuni "amici" dei ciclisti. E cioè porre la questione all'ordine del giorno di un'assemblea e chiedere una modifica del regolamento. Questa è infatti una soluzione da preferire in ogni caso, perché elimina il contrasto tra le disposizioni interne e quelle (eventuali) comunali, fa sì che tutti i condomini prendano parte alla decisione, permette di disporre appositi spazi e di discutere di eventuali turnazioni.
La modifica è consigliabile anche qualora sia un regolamento assembleare a prevedere il divieto (in maniera quindi illegittima). Se questo infatti non può vietare il parcheggio delle bici, può normare le modalità di utilizzo del deposito. Cosa auspicabile in quanto l'art. 1102 c.c. prevede che «ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto». È difficile che una o poche biciclette non permettano il "pari uso" agli altri o snaturino le caratteristiche del cortile, ma è chiaro che le bici non possono invadere tutto lo spazio in maniera indisciplinata o essere disposte in modo da ledere il decoro dell'edificio.
Trattandosi di modifiche che non incidono sui diritti di proprietà, il quorum per le modifiche non varia a seconda del tipo regolamento: occorre il consenso della maggioranza degli intervenuti all'assemblea e la metà dei millesimi. Il singolo condomino, comunque, può predisporre interventi a sue spese (se c'è una delibera invece queste vanno divise secondo i millesimi) che migliorino l'uso degli spazi, sempre nel rispetto delle prerogative ricordate sopra.

 

I milanesi e gli abitanti di altri comuni dove vi siano norme simili, hanno però a disposizione due armi in più: da un lato possono impugnare un'eventuale delibera contraria da parte dell'assemblea; dall'altro possono richiedere la modifica direttamente all'amministratore: questo è infatti obbligato ad adeguare il condominio a leggi e regolamenti edilizi. L'amministratore e l'assemblea potrebbero però opporsi, sostenendo ad esempio che lo spazio non è sufficiente e che il parcheggio ostacolerebbe altri usi del cortile come il passaggio delle auto verso i box o lo spazio gioco per i bambini. A questo punto potrà decidere solo il giudice di merito caso per caso.

 

di Emiliano Sgambato fonte Il Sole 24 Ore