Impugnazione della delibera e decreto ingiuntivo

Trib. Milano 16 dicembre 2011 n. 15208

 

Ci sono delle sentenze che potremmo definire didascaliche.

Il motivo è semplice: i giudici per motivare la decisione relativa al caso sottoposto alla loro attenzione ripercorrono con dovizia di particolari lo stato dell'arte nella specifica materia sulla quale sono chiamati a pronunciarsi.

In tal senso balza all'occhio una pronuncia resa dal Tribunale di Milano sul finire dello scorso anno.

Entriamo nello specifico.

Poniamo che un'assemblea condominiale deliberi l'approvazione del rendiconto.

Ai sensi dell'art. 1137 c.c. quella decisione dell'assise, salvo impugnazione che ne sospenda l'efficacia, è valida e quindi obbligatoria fino ad un eventuale pronuncia di annullamento.

Poniamo il caso che un condomino la ritenga invalida: che cosa dovrà fare per ottenere la verifica di questa propria presa di posizione?

Quale sarà il comportamento che dovrà tenere la compagine?

Sono queste, in sostanza, le domande a cui il giudice lombardo è stato chiamato a dare risposta.

Si legge nella sentenza che la obbligatorietà della delibera dell'assemblea per tutti i condomini, espressamente prevista dal primo comma dell'art. 1137 c.c., comporta l'automatica operatività della stessa fino all'eventuale sospensione del provvedimento nel giudizio di impugnazione, ai sensi del secondo comma del citato articolo (Cass. 1093 del 1996).

Corollario di tale obbligatorietà è che le deliberazioni con cui vengono stabiliti i contributi dovuti dai singoli condomini per far fronte alle spese condominiali e con cui viene attualizzato l'obbligo, stabilito dalla legge (art. 1123 c.c.), dei singoli condomini di far fronte agli oneri condominiali, costituiscono titoli di credito del condominio , e, da sole, senz'altro, provano l'esistenza di tale credito e legittimano non solo la concessione del decreto ingiuntivo (art. 63 disp. att. c.c.), ma anche la condanna del condominio a pagare le somme nel giudizio di opposizione che quest'ultimo proponga contro tale decreto, giudizio il cui ambito è dunque ristretto alla sola verifica della esistenza e della efficacia della deliberazione assembleare di approvazione della spesa, e di ripartizione del relativo onere (Cass. 2387 del 2003).

Non è comunque che il condominio rimanga privo di tutela, il condomino dissenziente può, infatti, impugnare la deliberazione ai sensi dell'art. 1137 c.c. e, se di tale deliberazione fosse accertata e dichiarata l'illegittimità nel giudizio di impugnazione, avrà diritto alla restituzione di quanto in forza di essa è stato costretto a pagare indebitamente (Cass. 7/7/99 n. 7073) (Trib. Milano 16 dicembre 2011 n. 15208).

Il giudice di Milano, nel decidere la causa, ha citato delle sentenze di Cassazione a sostegno della propria presa di posizione.

Come dire: il suo convincimento non è frutto di un ragionamento isolato.

Sintetizzando la già chiarissima pronuncia citata, la situazione è grosso modo la seguente: una volta approvata, una delibera è valida ed efficace pur se è impugnata a meno che il giudice non ne sospenda l'efficacia.

Ciò vuol dire che l'amministratore, se il condomino contestatore non paga, può comunque chiedere ed ottenere l'emissione di un decreto ingiuntivo di pagamento sulla base di quella decisione assembleare.

 

 

dell'Avv. Alessandro Gallucci fonte LavoriinCasa.it