Mediazione obbligatoria, da subito anche per le liti condominiali e i sinistri stradali

Dal 20 marzo 2011 la mediazione diviene una condizione di procedibilità per le azioni giudiziarie relative a buona parte delle liti civili e commerciali. Il recente decreto “Milleproroghe” ha però posticipato al 20 marzo 2012 l’entrata in vigore della mediazione in materia condominiale e locatizia.

 

Non si dovrà aspettare marzo 2012 per passare necessariamente dall'organismo di mediazione prima di poter iniziare una causa in tribunale.



Il Governo ha, infatti, deciso di dare una accelerata alla mediazione obbligatoria, stabilendo, con il maxiemendamento presentato dal Governo al D.d.l. Stabilità tra le misure tese all'efficientamento e allo snellimento della giustizia, che non si dovrà attendere marzo 2012 per passare necessariamente da un Organismo di mediazione per le controversie relative ai sinistri stradali e alle liti condominiali, prima di poter iniziare un giudizio presso il Giudice ordinario.


Inoltre per incentivare la mediazione, è stato stabilito dal legislatore , che non essere presenti alla seduta di mediazione può costare molto in termini di accollo di spese processuali nel giudizio in tribunale.

 

*Ricordiamo che la mediazione obbligatoria è ancora in attesa della sentenza della corte costituzionale chiamata a verificarne la legittimità.

 

La mediazione delle liti in materia condominiale

Dal 20 marzo 2011 la mediazione diviene una condizione di procedibilità per le azioni giudiziarie relative a buona parte delle liti civili e commerciali. Il recente decreto "Milleproroghe" ha però posticipato al 20 marzo 2012 l'entrata in vigore della mediazione in materia condominiale e locatizia.

 

La mediazione è un'opportunità per i cittadini, offerta per tentare di risolvere i conflitti privati sulla base di una soluzione liberamente negoziata, elaborata e accettata dai diretti interessati, in modo da evitare di addivenire a una decisione finale imposta in sede giudiziale.

 

Com'è noto, il mediatore, terzo e neutrale, opera al fine di aiutare le parti a definire in via amichevole il conflitto. Dunque il mediatore non decide né impone alcunché (non è affatto un arbitro, è la sua antitesi).

 

Se l'attività del mediatore ha successo, le parti raggiungeranno un accordo, con cui verrà posto fine al litigio. In caso contrario, resta loro aperta e non pregiudicata la via giudiziaria.

 

I vantaggi immediati della mediazione sono: risparmio di tempo e di costi. Ma soprattutto la mediazione fa emergere una soluzione "tagliata su misura" per i litiganti. Quando ciò si verifica, l'accordo con cui viene composta la lite è cosa ben diversa dalla consuetudinaria transazione, ove ciascuna delle parti in lite rinuncia semplicemente ad alcune pretese, pur di definire il conflitto (soluzione "in perdita" per entrambe).

 

Liti in materia condominiale

In primo luogo, esiste una previsione che agevola fortemente il ricorso alla mediazione per le liti in materia condominiale, ove spesso il conflitto concerne una delibera assembleare, che va però generalmente impugnata in giudizio - a pena di decadenza - entro 30 giorni dalla sua adozione (condomini presenti in assemblea, ma dissenzienti) o conoscenza (condomini assenti). Orbene, tale termine viene interrotto, se le parti procedono ad una mediazione.

 

Sancisce infatti l'art. 5, comma 6, del decreto legislativo 28/2010: "Dal momento della comunicazione alle altre parti, la domanda di mediazione produce sulla prescrizione i medesimi effetti della domanda giudiziale. Dalla stessa data, la domanda di mediazione impedisce altresì la decadenza per una sola volta, ma se il tentativo fallisce la domanda giudiziale deve essere proposta entro il medesimo termine di decadenza, decorrente dal deposito del verbale di cui all'articolo 11 presso la segreteria dell'organismo di mediazione".

 

Ciò consente dunque di discutere in mediazione la lite con la debita calma, senza correre il rischio di decadere dal diritto ad impugnare la delibera controversa.

 

In sede di mediazione, poi, il negoziato tra le parti prende in considerazione le reali ragioni del conflitto e non si limita ai suoi aspetti formali: si può dunque tentare di curare la causa della patologia e non il mero suo sintomo.

 

Nel partecipare a siffatto negoziato, le parti non sono comunque lasciate sole a sé stesse, avendo la facoltà di avvalersi dell'assistenza (non obbligatoria, ma decisamente opportuna, salvo per le questioni meramente bagatellari) dei propri legali, che giocano un ruolo decisamente diverso rispetto a quello svolto in ambito processuale.

 

In mediazione, infatti, ai legali compete fungere da consulente dei propri clienti, onde consentire loro di valutare la bontà e la fattibilità giuridica delle soluzioni che emergono grazie all'azione del mediatore. L'avvocato, dunque, non svolge il ruolo di difensore, ma opera come solitamente avviene nell'ambito delle trattative contrattuali, consigliando il cliente senza sostituirsi ad esso, soprattutto nel valutare in cosa consiste l'interesse concreto della parte.

 

Per contro, se le parti non si accordano, non resta che l'impugnazione: il giudizio dell'autorità giudiziaria si limiterà però necessariamente a valutare se la deliberazione è stata adottata in modo legittimo (principalmente si valuterà rispetto dei termini di convocazione assembleare e delle maggioranze, tanto per intenderci), senza entrare nel merito della delibera stessa (e cioè sull'opportunità concreta di quanto deciso: ciò è espressione del rispetto per l'autonomia privata).

 

In conclusione, se la mediazione può rappresentare un'opportunità, almeno nelle ipotesi in cui i litiganti desiderano effettivamente trovare una soluzione al loro conflitto, perché non provare allora a coglierla, accostandosi a tale strumento con uno spirito di intelligente curiosità, senza farsi accecare dal falso preconcetto di affrontare un improduttivo incombente burocratico?

 

 

Avv. Ermenegildo Mario Appiano fonte aequitasadr.it