Condominio. Colui che brucia plastica commette reato

Cass. pen., III, 15.6.2016 n. 24817

 

La terza sezione penale della Cassazione, sovvertendo l'esito del primo grado di giudizio, ha stabilito che chi brucia plastica provocando emissioni di fumi maleodoranti e fastidiosi che turbano il vicinato incorre nel reato di cui all'art. 674 del codice penale “Getto pericoloso di cose”, rilevando che tale reato ha carattere istantaneo e solo eventualmente permanente. (Cass. pen., III, 15.6.2016 n. 24817)

In pratica anche il compimento di un solo atto, come quello di bruciare materiale in plastica provocando emissioni maleodoranti e fastidiose, ancorché sporadico ed occasionale, integra il reato in questione.

E' ormai risaputo che il vivere in comune implica lo scontrarsi con comportamenti scorretti, villani, e pregiudizievoli dei diritti altrui, ma si ignora che spesso il nostro inquilino non si limita solo a comportarsi in modo maleducato, ma adotta azioni che possono avere anche rilevanza penale.

Accade piuttosto spesso, soprattutto durante la stagione estiva e nelle zone periferiche delle nostre città, che nelle aree aperte nelle vicinanze di edifici condominiali qualcuno decida di bruciare materialein plastica senza curarsi del fastidio che tale operazione può causare al vicinato ignorando, fra l'altro, di aver adottato una condotta penalmente rilevante.

Questo, infatti, è quanto accaduto in una vicenda giudiziaria giunta all'esame della terza sezione penale della Cassazione, che vede imputato del reato di “Getto pericoloso di cose” ex art. 674 c.p. un uomo che aveva dato fuoco a materiale in plastica provocando l'emissione di fumi maleodoranti che hanno infastidito gli inquilini di un edificio condominiale che sorge nelle vicinanze del luogo dei fatti.

 

 

 

 

Il fatto

Tizio, dopo aver dato fuoco a materiale in plastica, viene sottoposto a procedimento penale per il reato di cui all'art. 674 cp, rubricato “Getto pericoloso di cose” che così recita “Chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda fino a euro 206.

(Per una ricostruzione dettagliata del reato in questione si segnala il seguente contributo: In tema di condominio ed emissioni maleodoranti e reato di cui all'art. 674 cp si segnala: Il condomino che getta rifiuti dal balcone sporcando il giardino del vicino commette reato).

Una volta concluso il procedimento penale il pubblico ministero ha chiesto al Giudice per le indagini preliminari l'emissione di un decreto penale di condanna. Il Giudice per le indagini preliminari, però, non accoglie la richiesta emettendo una sentenza di proscioglimento dell'imputato ritenendo che il fatto non sussiste.

Il Procuratore generale presso il Tribunale di Asti ha proposto ricorso per Cassazione avverso tale sentenza di proscioglimento per inosservanza o erronea applicazione della legge penale.

In buona sostanza, a fondamento del ricorso in Cassazione, il Procuratore sostiene che il primo Giudice ha prosciolto l'imputato ritenendo erroneamente la natura permanente della condotta punita dal reato di getto pericoloso di cose previsto dall'art. 674 del codice penale, ed inoltre avrebbe ritenuto insussistente il reato contestato all'imputato poiché dalle testimonianze era emerso che la condotta posta in essere era sporadica ed occasionale.

 

 

 

 

Secondo il Procuratore, quindi, il Gip, una volta constatato la carenza di indagini, avrebbe dovuto restituire gli atti al pubblico ministero non sussistendo le condizioni per l'adozione di una sentenza di proscioglimento.

La sentenza della terza sezione penale della Cassazione.

Il Procuratore generale della Repubblica presso la Cassazione ha accolto il ricorso annullando la sentenza di primo grado, ed effettuando un'attenta ricostruzione degli aspetti procedurali e sostanziali della vicenda, ha ribaltato l'esito del giudizio di primo grado conclusosi con una sentenza di proscioglimento dell'imputato dal reato contestatogli.

Secondo gli Ermellini, quindi, nel momento in cui il Pubblico ministero richieda l'emissione di un decreto penale di condanna il Gip, nel momento in cui decide di non accogliere tale richiesta, deve restituire gli atti al pubblico ministero.

A tal riguardo la sentenza della terza sezione penale, dello scorso 15 giugno, ha evidenziato che la sentenza di proscioglimento può essere adottata solo quando risulti evidente l'innocenza dell'imputato.

Rileva, inoltre, la Cassazione che il Gip ha erroneamente assolto l'imputato perché “non sussisterebbe il reato in quanto la condotta non avrebbe avuto carattere permanente ma solo occasionale e ciò sulla base delle dichiarazioni testimoniali dei vicini di casa dell'imputato”.

La sentenza in commento ritiene, invece, che la conclusioni che hanno ispirano il giudice in primo grado non sono condivisibili poiché disattendono palesemente un principio già espresso dalla giurisprudenza di legittimità secondo cui il reato di getto di cose pericolose, di cui all'art. 674 c.p., ha di regola carattere istantaneo e solo eventualmente permanente, dato che la permanenza va richiesta solo quanto le illegittime emissioni sono connesse all'esercizio di attività economiche legate al ciclo produttivo. (Cass. pen. Sez. I, 13.11.1997 n. 2598)

In pratica, quindi, il Gip ha emesso erroneamente la sentenza di proscioglimento ignorando che anche un solo atto è idoneo a provocare un'emissione molesta e che non è necessario richiedere una condotta permanente per integrare il reato di cui all'art. 674 cp.

In base a tale ricostruzione la Cassazione ha disposto l'annullamento della sentenza di proscioglimento dell'imputato reo di aver bruciato plastica incorrendo nel reato in questione, rinviando gli atti al tribunale per il prosieguo.

 

 

 

 

dell'Avv Leonarda Colucci Fonte  condominioweb.com