Condominio, se il condizionatore fa rumore c’è la multa e il penale

Cassazione: trasgressione passibile di reato e ammenda anche se non infastidisce tutti i residenti

 

La canicola si sta facendo sentire con il suo picco annuale in queste giornate di mezza estate e, puntualmente, un po' la colonnina di mercurio, un po' le ruggini di vecchia data tra compagni di pianerottolo, possono far nascere dissidi in ambito condominiale.
Così, non è raro che tra inquilini dello stesso stabile si finisca ai ferri corti per una finestra aperta o chiusa in un'area comune, oppure per qualche elettrodomestico spinto al massimo. Nella fattispecie, in questi periodi dell'anno, un condizionatore.

 

Ed è proprio quello che è successo in un centro commerciale, stabilito al piano terra di un edificio, proprio sotto una serie di appartamenti da cui si sono levate alcune rimostranze al fine di bloccare l'eccessivo ricorso ai condizionatori i quali, anche nelle ore di riposo, emettevano un rumore distintamente percepibile all'interno delle strutture residenziali del condominio.
Così, la Cassazione riunita in sezione penale ha stabilito che se il macchinario emette suoni in grado di turbare la quiete, è passibile di denuncia e obbliga i suoi proprietari a un risarcimento. Proprio quello che è accaduto con la sentenza 28874 del 2013, che ha ribadito quanto decretato dal Tribunale che aveva mantenuto la sospensione della pena per l'imputato responsabile dell'accensione dei condizionatori, riconoscendo, però, il diritto delle vittime del rumore noioso e persistente a un congruo risarcimento.
Ora, dunque, anche la Suprema Corte ha stabilito inderogabilmente che una simile esposizione acustica può essere passibile di risarcimento pecuniario, ma senza escludere a priori la ricaduta penale.


La difesa dell'imputato, infatti, aveva puntualizzato che le onde sonore prodotte dai condizionatori in questione, non fossero così elevate e percepibili dall'orecchio umano da arrecare disturbo del riposo delle persone, come stabilito all'articolo 659 del Codice penale.
La Cassazione, però, ha ribadito di non trovarsi d'accordo con l'impianto utilizzato dalla difesa, riconoscendo che al fine di promuovere un riscontro tra il rumore prodotto e il disturbo della quiete è sufficiente riscontrare l'incidenza su queste ultime, "sicché i rumori devono avere una tale diffusività che l'evento di disturbo sia potenzialmente idoneo a essere risentito da un numero indetemrinato di persone, pur se concretamente poi solo taluna se ne possa lamentare".
Ricordiamo, a tal proposito, che la recente legge di riforma annovera tra le cosiddette parti comuni anche gli stessi sistemi centralizzati per il condizionamento dell'aria. Spetta all'amministratore intervenire al fine di evitare che a qualche inquilino risulti fastidioso il rumore dell'eventuale impianto di refrigerio in piena funzione.

 

 

 

 

Fonte LeggiOggi.it