Delibere impugnabili anche con citazione.

Corte di cassazione, sentenza 8491, depositata il 14 aprile 2011

 

Citazione contro le delibere sempre possibile, con più tempo per le presentazione e meno rischi per le notifiche. Le sezioni unite della Corte di cassazione, con la sentenza 8491, depositata il 14 aprile 2011, hanno anticipato uno dei contenuti della riforma del condominio, chiarendo un punto sul quale la giurisprudenza degli ultimi anni era stata altalenante: ii tipo di atto introduttivo di impugnazione di delibera assembleare condominiale per chiederne l'annullamento.

 

I precedenti erano, peraltro, orientati nel considerare il termine "ricorso", indicato nell'articolo 1137 del Codice civile in senso tecnico, prediligendolo anche in quanto collegato con l'urgenza della richiesta di sospensiva.

 

La Cassazione ha evidenziato che sinora solo alle azioni di annullamento si considerava appplicabile l'articolo 1137, mentre per quelle di nullità si potevano usare ambedue le strade (ricorso e citazione). Le sezioni unite hanno intanto chiarito che «l'art. 1137 c.c. non disciplina la forma che deve assumere l'atto introduttivo dei giudizi di cui si tratta» e che «il termine "ricorso" è impiegato nel senso generico di istanza giudiziale».

 

In ogni caso, per essere certi dell'efficacia della domanda di annullamento, era necessario procedere con il deposito del ricorso, nel termine di trenta giorni dalla delibera (o dalla sua conoscenza se non presenti) e provvedere agli adempimenti per la notifica nei termini stabiliti, nel prosieguo, dal giudice.
Se si sceglieva, invece, di procedere con citazione, per essere certi degli esiti, si doveva non solo notificare l'atto entro i trenta giorni dalla delibera ma iscriverlo, successivamente, a ruolo sempre entro lo stesso termine, per rispettare l'articolo 1137 del Codice civile.

 

Per le sezioni unite, però, «la domanda di annullamento di una delibera condominiale, proposta impropriamente con ricorso anziché con citazione» è da ritenersi valida ed è sufficiente che «che entro i 30 giorni stabiliti dall'articolo 1137 c.c. l'atto venga presentato al giudice, e non anche notificato». È importante sottolineare che, nella pratica, il ricorso costituisce un mezzo più sicuro; infatti, una volta che il ricorso viene depositato in cancelleria, il termine di decadenza dall'impugnazione viene definitivamente interrotto per cui, anche nell'ipotesi in cui l'atto unitamente al provvedimento di comparizione del magistrato non sia tempestivamente notificato, il giudice disporrà una nuova udienza concedendo termini per una nuova notifica.

 

Qualora, al contrario, una citazione non venga notificata o, per un qualche motivo, non venga iscritta a ruolo nei dieci giorni dalla notifica (nel caso in cui, per un disguido, l'ufficiale giudiziario, per esempio, ritardi la restituzione dell'originale) l'azione non si sarà avviata o, se avviata, non si sarà perfezionata per cui interverrà la decadenza. Le conseguenze per i giudizi in corso, pertanto, non potranno che essere positive per l'attore o ricorrente, atteso che saranno ritenuti validi entrambi i rimedi esperiti, sia con citazione (ancorché notificata, e non iscritta nei trenta giorni, bensì nei dieci successivi) che con ricorso (depositato nei trenta giorni e notificato alla controparte in tempo successivo).

 

 

di Saverio Fossati fonte Il Sole 24Ore