Disciplina sulle telecamere in condominio

Tribunale di Varese Sent. 16 giugno 2011, n. 1273

 

Una sentenza del Tribunale di Varese ha decretato che, un condomino, senza una delibera dell'assemblea condominiale che lo autorizzi espressamente, non puo' installare un impianto di videosorveglianza con lo scopo di tutelare la propria personale sicurezza.
Questo evidenzia il fatto che, ormai vi e' un orientamento consolidato per cui un tale comportamento, anche se assunto contro la volontà degli altri comproprietari, non integra il reato di interferenze illecite nella vita privata di cui all'art. 615 bis codice penale. Questo perchè la tutela penale del domicilio è limitata a quello che accade in luoghi di provata dimora, non visibili ad estranei.
Il punto centrale fa riferimento alla liceità del comportamento di un singolo condomino che, senza precedente delibera assembleare, installi, al fine di tutelare la propria personale sicurezza, un impianto che riprenda anche aree condominiali comuni, con conseguente sacrificio del diritto alla riservatezza degli altri condomini e di terzi tutelato direttamente dall'art. 2 Costituzione.


Di seguito riportiamo il pensiero del Garante per la Privacy a riguardo.
Come primo punto è da evidenziare che l'installazione dei suddetti impianti, se effettuata nei pressi di immobili privati e all'interno di condominii e loro pertinenze, non è soggetta al Codice in materia di dati personali (D.Lgs. 196/2003) quando i dati non sono comunicati sistematicamente o diffusi. Nonostante ciò, richiede l'attuazione di cautele a tutela dei terzi (art. 5, comma 3, del Codice).
In particolare le riprese devono essere limitate solo agli spazi di propria esclusiva pertinenza (ad esempio quelli antistanti l'accesso alla propria abitazione) escludendo ogni forma di ripresa, anche senza registrazione di immagini, inerenti aree comuni (cortili, pianerottoli, scale, garage comuni) od in prossimità dell'abitazione di altri condomini.
Nel caso in cui la ripresa delle aree condominiali sia attuata da piu' condomini o dal condominio trova applicazione il citato Codice.
L'installazione di questi impianti è ammissibile esclusivamente per garantire la sicurezza di persone e la tutela di beni da concrete situazioni di pericolo, di regola costituite da illeciti già verificatisi, o nel caso di attività che presuppongono, ad esempio, la custodia di denaro, valori o altri beni (recupero crediti, commercio di preziosi....).
Considerando che, l'installazione, rappresenta comunque una limitazione ed un condizionamento per i cittadini, si deve rifiutare ogni uso superfluo nonchè ogni utilizzazione eccessiva rispetto allo scopo da raggiungere. Scopo che deve essere determinato, esplicito e legittimo e, soprattutto, di pertinenza del titolare dell'impianto.
Il Tribunale di Varese si e' poi spinto oltre affermando che neanche l'assemblea condominiale può deliberare l'installazione dell'impianto di videosorveglianza, in quanto lo scopo della tutela dell'incolumità delle persone e delle cose dei condomini, non essendo finalizzata a servire i beni comuni e concretandosi in una lesione di un diritto fondamentale della persona tutelato direttamente dall'art. 2 Cost., esula dalle attribuzioni dell'assemblea stessa (cosi' anche il Tribunale di Salerno -14 dicembre 2010), non avendo il condominio alcuna potestà limitativa dei diritti inviolabili della persona.
In conclusione, il sistema di videosorveglianza può essere montato solamente nei casi in cui la decisione sia deliberata all'unanimità dai condomini, ottenendo solo così un comune accordo fra tutte le parti ossia, con il consenso espresso, libero e documentabile per iscritto come prescritto dall'art. 23 del Codice in materia di protezione dei dati personali.