Il condominio che rifiuta di utilizzare la rete fognaria deve pagare ugualmente la cartella esattoriale

Corte di Cassazione Civile, Sez. Tributaria, con la pronuncia del 28 settembre 2016 n. 19109

 

Il canone non può essere preteso se il Comune non ha istituito il servizio; invece è legittimo quando il contribuente rifiuti di utilizzare un servizio esistente.

"In tema di rete fognaria, tutti i contribuenti sono obbligati all'imposta, indipendentemente dalla concreta utilizzazione e bastando invece che la utilizzazione sia possibile". Questo è il principio di diritto espresso dalla Corte di Cassazione Civile, Sez. Tributaria, con la pronuncia del 28 settembre 2016 n. 19109 in materia di impianti di depurazione.

I fatti di causa. La Commissione Tributaria Regionale del Friuli-Venezia Giulia confermava la decisione della Commissione Tributaria Provinciale di Pordenone che aveva accolto il ricorso promosso dal condominio (applicando la legge 36/1994) contro la cartella esattoriale con la quale veniva chiesto il pagamento delle somme dovute al Comune «per il servizio di fognatura e depurazione relativo all'anno 2000 ai sensi della legge 319/1976».

Contro la sentenza della CTR, il Comune proponeva ricorso per cassazione.

 

 

 

 

L'intervento della Corte Costituzionale sulle disposizioni in materia di risorse idriche.

L'art. 14, comma 1, della legge 5 gennaio 1994 n. 36 prevedeva che

"La quota di tariffa riferita al servizio di pubblica fognatura e di depurazione è dovuta dagli utenti anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi.

I relativi proventi affluiscono in un fondo vincolato e sono destinati esclusivamente alla realizzazione e alla gestione delle opere e degli impianti centralizzati di depurazione".

Su tale punto, la Corte Cost. n. 335 del 2008 aveva dichiarato l'illegittimità Costituzionale.

Difatti secondo la Corte la quota di tariffa riferita al servizio di pubblica fognatura e di depurazione - quota che affluisce "a un fondo vincolato a disposizione dei soggetti gestori del Servizio idrico integrato la cui utilizzazione è vincolata alla attuazione del piano d'ambito" - è dovuta dagli utenti anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi, deve essere limitata alla sola quota dell'unitaria tariffa del servizio idrico integrato riferita al servizio di depurazione.

 

 

 

 

La tutela delle acque dall'inquinamento e l'obbligo del condominio. Secondo la tesi del Comune, il canone di fognatura e di depurazione delle acque era quello disciplinato e previsto dalla legge n. 319 del 1976, articoli 16 e seguenti.

La normativa in esame, difatti nella fattispecie richiedeva, ai fini del sorgere dell'obbligo del suo pagamento che il Comune avesse istituito e predisposto gli impianti necessari per il relativo servizio e che, per ciò, esso fosse concretamente fruibile dall'utente, a prescindere dalla sua utilizzazione o meno per fatto del destinatario medesimo.

Difatti, l'art. 17, comma 3, l. 10 maggio 1976 n. 319 prevede che «La parte relativa al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti del servizio di fognatura quando nel Comune sia in funzione l'impianto di depurazione centralizzato anche se lo stesso non provveda alla depurazione di tutte le acque provenienti da insediamenti civili».

 

 

 

 

Il ragionamento della Cassazione. Secondo i giudici di legittimità fino all'ottobre 2000 il canone da pagarsi per il servizio di fognatura e depurazione delle acque reflue era disciplinato tra l'altro dall'art. 17, comma 3, l. n. 319/1976 (In tal senso Cass. sez. trib. n. 26688 del 2009; Cass. sez. trib. 4 gennaio 2005 n. 96).

Disposizione quest'ultima che peraltro presentava un contenuto pressoché identico a quello ex art. 14, comma 1, prima parte, l. n. 36/1994 dichiarata illegittima da Corte Cost. n. 335 cit. ma solo nella sola parte in cui obbligava al pagamento del servizio anche in mancanza di sua istituzione.

Da tali considerazioni, secondo la Corte, "il canone non può essere preteso soltanto se il Comune non ha istituito il servizio, non invece quando il contribuente rifiuti di utilizzarlo e questo perché il Comune ha l'obbligo di istituire il servizio in parola in via generale e quindi tutti i contribuenti sono obbligati all'imposta indipendentemente dalla concreta utilizzazione e bastando invece che la utilizzazione sia possibile" (Cass. sez. III n. 14042 del 2013; Cass. sez. III n. 8318 del 2011).

 

 

 

 

Le conclusioni. Alla luce di tutto quanto innanzi esposto, la Corte di Cassazione Civile con la pronuncia in commento ha accolto il ricorso del Comune per l'effetto ha cassato la sentenza con rinvio ad altro giudice della corte di appello per l'accertamento degli ulteriori fatti ed in particolare per l'esistenza del servizio offerto.

 

 

 

 

 

dell'Avv Maurizio Tarantino Fonte  condominioweb.com