Le delibere ed il Conto Corrente Condominiale

Corte di Cassazione, la n. 10199 dello scorso 20 giugno

 

Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 10199 dello scorso 20 giugno, ci consente di tornare a parlare di un tema che abbiamo affrontato di recente: il conto corrente condominiale.

 

La novità sta in un fatto: secondo gli ermellini è valida, e quindi non impugnabile, la deliberazione dell'assemblea che decida di non aprire un conto corrente intestato al condominio così come richiesto dal condomino.

 

Andiamo per gradi.

 

Era il mese di maggio quando la seconda sezioni civile della Suprema Corte affermo che anche se non si può affermare, come pure talora è stato fatto, che addirittura la mancata apertura di un conto corrente separato rispetto al patrimonio personale dell'amministratore, costituirebbe irregolarità tale da comportarne la revoca del mandato, si può sostenere che, pur in assenza di specifiche norme che ne facciano obbligo, l'amministratore è tenuto a far affluire i versamenti delle quote condominiali su apposito e separato conto corrente intestato al condominio, per evitare confusioni e sovrapposizioni tra il patrimonio del condominio e il suo personale od eventualmente quello di altri differenti condomini, da lui amministrati.

 

Vi è pure un'esigenza di trasparenza e di informazione, in modo che ciascun condonimo possa costantemente verificare la destinazione dei propri esborsi e la chiarezza e facile comprensibilità dell'intera gestione condominiale.

 

L'apertura del conto corrente non richiede dunque specifiche autorizzazioni assembleari, ciò che invece richiederebbe sicuramente l'apertura di una linea di credito bancaria.

 

Va peraltro precisato che, negli ordinari contratti di conto corrente formulati e proposti dall'ABI, è prevista la possibilità di uno scoperto, necessariamente produttivo di interessi passivi (Cass. 10 maggio 2012, n. 7162).

 

Si trattava di una sentenza che, affermammo quando la commentammo, correggeva parzialmente il tiro rispetto a quell'orientamento più intransigente espresso appena un anno prima dal Tribunale di Salerno secondo il quale la mancata adozione da parte dell'amministratore di condominio di un conto corrente apposito per la gestione condominiale costituisce perciò ex se irregolarità di tale gravità da comportare la revoca del mandato (Trib. Salerno 3 maggio 2011).

 

In sostanza per il giudice salernitano il condomino ha un vero e proprio diritto soggettivo a vedersi garantita la trasparente gestione della compagine: tale trasparenza, concludeva nel suo ragionamento il magistrato adito, culminava nell'obbligo per l'amministratore di aprire un conto corrente sul quale depositare le somme.

 

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10199, non solo fa un ulteriore passo indietro rispetto a quanto da lei stessa affermato con la pronuncia n. 7162, ma sconfessa completamente le argomentazioni del Tribunale di Salerno.

 

Sicuramente l'intento degli ermellini non era quello ma il risultato non cambia.

 

Nel caso soggetto all'arresto in commento, come accennato in principio, un condomino impugnava una deliberazione assembleare che rigettava una sua richiesta di apertura di conto corrente intestato al condominio.

 

Si è giunti al giudizio di Cassazione dopo che in entrambi i giudizi di merito era stata confermata la validità della delibera assembleare.

 

In pratica secondo i giudici di legittimità non si comprende quale sia il diritto leso da una decisione dell'assise condominiale che respinge la richiesta di apertura di un c/c condominiale posto che il diritto a essere informato della gestione del condominio è assolto dall'amministratore con la presentazione del rendiconto annuale (art. 1130, secondo comma, c.c.).

 

La materia diviene sempre più incerta e c'è da augurarsi che venga risolta a livello legislativo.

 

 

dell' Avv. Alessandro Gallucci fonte LavoriinCasa.it