Per la rinuncia alla servitù di passaggio non è necessario una dichiarazione standard ma solo un atto pubblico di rinuncia

Cass. 28 novembre 2012, n. 21127

 

Ai sensi dell'art. 1027 c.c.

La servitù prediale consiste nel peso imposto sopra un fondo per l'utilità di un altro fondo appartenente a diverso proprietario.

Come abbiamo, più volte, detto in altri articoli la servitù è un diritto reale di godimento su cosa altrui.

Fondamentale ai fini della configurazione di questo diritto, assieme all'altruità del fondo servente rispetto a quello dominante, è l'utilità e soprattutto la diretta connessione tra essa ed il fondo.



La giurisprudenza è stata chiara sul punto affermando che " il concetto di utilitas, intesa come elemento costitutivo di una servitù prediale, non può avere riferimento ad elementi soggettivi ed estrinseci relativi all'attività personale svolta dal proprietario del fondo dominante, ma va correttamente ricondotto al solo fondamento obiettivo e "reale" dell'utilità stessa, sia dal lato attivo che da quello passivo, dovendo essa costituire un vantaggio diretto del fondo dominante come mezzo per la migliore utilizzazione di questo. (Nella specie, la S.C., enunciando il principio di diritto di cui in massima, ha confermato la sentenza del giudice di merito con la quale era stata esclusa la natura di servitù in relazione ad un passaggio sul fondo che si pretendeva servente esercitato da parte del proprietario del fondo finitimo al fine esclusivo di attingere acqua presso una fonte sita in altra località, di proprietà di terzi, e priva di qualsivoglia capacità irrigua o di destinazione all'approvvigionamento idrico del fondo predetto)" (Cass. 22 ottobre 1997 n. 10370).



Il diritto di servitù può essere costituito in 4 diversi modi:

a) per volontà delle parti;

b) per legge (es. servitù coattive)

c) per usucapione;

d) per destinazione del padre di famiglia.



Qualunque sia il modo di costituzione, l'atto o il provvedimento che la sanciscono debbono essere trascritti presso la conservatoria dei pubblici registri immobiliari per essere opponibili anche ai terzi.

Così come si costituisce, la servitù può anche estinguersi.



Tra i vari modi di estinzione del diritto v'è la rinuncia ad esso da parte del suo titolare; in tal caso non è necessario l'utilizzo di formule sacramentali, basta che dall'atto scritto (questo requisito è obbligatorio) di rinuncia emerga chiaramente tale intento.



In tal senso in una recente sentenza della Corte di Cassazione si afferma che " il requisito di forma scritta stabilito dall'art. 1350, n. 5 c.c., per la rinuncia ad una servitù, può essere integrato dalla sottoscrizione di atti di tipo diverso richiamati nel contratto, non essendo necessarie formule sacramentali sicché le piante planimetriche allegate ad un contratto, avente ad oggetto immobili, fanno parte integrante della dichiarazione di volontà contrattuale, quando ad esse i contraenti si siano riferiti per descrivere il bene, rimanendo, peraltro, riservata al giudice di merito la valutazione della incidenza di tali documenti sull'intento negoziale delle parti ricavato dall'esame complessivo del contratto (Cfr. Cass. n. 10457/2011; n. 6764/2003). Il giudice di appello avrebbe dovuto, quindi, valutare dette diciture apposte sugli allegati planimetrici richiamati in contratto, trattandosi di atti scritti che se fossero stati esaminati, avrebbe potuto comportare una diversa soluzione della causa (Cfr. Cass. n. 3932/1981; n. 13263/09)" (Cass. 28 novembre 2012, n. 21127).

 

 

 

dell' Avv. Alessandro Gallucci fonte CondominioWeb.com