Quando lo Stalking è Condominiale

Sentenza n. 20895/2011

 

Con la sentenza n. 20895/2011 la Corte di Cassazione si pronuncia ancora una volta in materia di stalking, il reato di matrice anglosassone introdotto nel nostro ordinamento nel 2009.

 

L'art. 612 bis c.p., che lo disciplina intitolandolo ‘Atti persecutori', punisce la condotta di chiunque con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

 

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, si prevede la pena della reclusione da sei mesi a quattro anni. Ebbene, nel caso in cui un condomino persegua le abitanti dello stabile, in quanto donne, minacciandole di morte in ascensore o pedinandole, secondo la Cassazione si pone in essere un'ipotesi di ‘stalking condominiale'.

 

Il fatto che gli atti persecutori dell'uomo fossero rivolti nei confronti delle abitanti del condominio è sufficiente a generare un senso di turbamento anche nelle altre donne residenti nello stabile: non per forza, infatti, il reato di stalking si integra ai danni di una sola persona ben potendosi integrare in danno delle abitanti di un intero condominio.

 

La Corte ha colto anche l'occasione per illustrare le sostanziali differenze tra la fattispecie prevista dall'art. 612 bis e l'art. 610 (violenza privata) del codice penale: nel secondo caso si ha una fattispecie nella quale, la violenza si sostanzia, non solo nel costringimenti emotivi, come nello stalking, ma anche nella violenza fisica, obbligando la persona ad uno specifico comportamento.

 

Fonte CondominioBlog.it