Rumori da Condizionatori in Condominio e Sanzioni Penali

Cass. 11 gennaio 2012 n. 270

 

Tizio è proprietario di una gioielleria ubicata nell'edificio Alfa.

L'edificio è in condominio.

Per rendere più confortevoli i locali, il gioielliere decide d'installare un impianto di condizionamento dell'aria.

Il rumore, però, secondo uno dei suoi vicini è intollerabile e nella specie supera i limiti imposti dalla legge n. 447 del 1995 e successivi decreti di attuazione.

Ne discende un procedimento penale, al termine del quale Tizio viene condannato per il reato di cui all'art. 659 c.p. che punisce il disturbo al riposo ed alle occupazioni delle persone.

La norma appena citata recita:

Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a 309 euro .

Si applica l'ammenda da 103 euro a 516 euro a chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell'Autorità.

Il fatto, realmente accaduto nei termini descritti, ha portato all'emissione della sentenza penale n. 270 dell'11gennaio 2012 da parte della Corte di Cassazione.

Sentenza di assoluzione dell'imputato perché il fatto non costituisce reato.

Una di quelle che vengono chiamate assoluzioni con formula piena.

Perché?

Lo spiega, dal punto di vista logico giuridico, in maniera ineccepibile la Cassazione.

Si legge in sentenza che in tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, i rumori e gli schiamazzi vietati, per essere penalmente sanzionabile la condotta che li produce, debbono incidere sulla tranquillità pubblica - essendo l'interesse specificamente tutelato dal legislatore quello della pubblica tranquillità sotto l'aspetto della pubblica quiete, la quale implica, di per sè, l'assenza di cause di disturbo per la generalità dei consociati - di guisa che gli stessi debbono avere tale potenzialità diffusa che l'evento di disturbo abbia la potenzialità di essere risentito da un numero indeterminato di persone, pur se, poi, in concreto soltanto alcune persone se ne possano lamentare (Cass. 11 gennaio 2012 n. 270).

Il rumore, insomma, dev'essere in grado di disturbare la tranquillità pubblica e quindi un numero indeterminato di persone.

Se così non è, secondo gli ermellini ne discende che la contravvenzione in esame non sussiste allorquando i rumori arrechino disturbo,come nel caso di specie, ai soli occupanti di un appartamento, all'interno del quale sono percepiti, e non ad altri soggetti abitanti nel condominio in cui è inserita detta abitazione ovvero nelle zone circostanti: infatti, in tale ipotesi non si produce il disturbo, effettivo o potenziale, della tranquillità di un numero indeterminato di soggetti, ma soltanto di quella di definite persone, sicchè un fatto del genere può costituire, se del caso, illecito civile, come tale fonte di risarcimento di danno, ma giammai assurgere a violazione penalmente sanzionabile (v, per tutte, Sez. 1, 17.3/17.5.2010, Oppong, Rv 247062; Sez. 1, 12.12.1997/ 5.2.1998, P.C. e Constantini, Rv. 209694) (Cass. 11 gennaio 2012 n. 270).

 

Fonte LavoriinCasa.it