Urlano per le scale e sbattono tavoli e sedie sul pavimento. Nessun reato se non disturbano la quiete pubblica di un numero indeterminato di persone

Cass., sez. I Penale, sentenza del 26 giugno 2012, n. 25225

 

1. Con sentenza del 28 febbraio 2011 il Tribunale di Belluno ha condannato R.F. , RE.Fr. e D.C.F. alla pena di giustizia per il reato di cui agli artt. 81, 110 e 659 c.p. (avere, in concorso fra di loro, cagionato disturbo a 5 condomini dello stabile sito in (OMISSIS) sbattendo con violenza le porte dell'appartamento e d'ingresso condominiale, urlando immotivatamente sulle scale del condominio, nonché sbattendo tavoli e sedie sul pavimento dell'appartamento da essi occupato).

2. Il Tribunale ha fondato la penale responsabilità degli imputati sulle deposizioni rese dalle parti offese e dall'amministratore condominiale pro-tempore, oltre che sulla denuncia-querela presentata da F.C. .

3. Avverso detta sentenza propongono ricorso per cassazione R.F. , C.F. e RE.Fr. per il tramite del loro comune difensore, deducendo insussistenza della condotta materiale ad essi ascritta ed irrilevanza penale della condotta contestata. Sia essi ricorrenti che le cinque parti offese erano all'epoca tutti residenti nel medesimo condominio sito in (OMISSIS) ; e fra di essi esisteva una forte conflittualità, sfociata in numerose querele reciproche.

Non era stato accertato che i rumori molesti provenissero dall'appartamento di essi ricorrenti, né era stata accertata la natura di tali rumori.

Non poteva poi ritenersi sussistere nella specie il reato ad essi contestato in quanto il disturbo da essi arrecato era rimasto circoscritto all'interno delle mura condominiali, si da non essere idoneo ad arrecare danno ad una generalità indistinta di persone; e la ratio dell'art. 659 cod. pen. era proprio quella di tutelare non la quiete dei singoli cittadini, ma la quiete pubblica, intesa come tutela della collettività indistinta.



Considerato in diritto

1. Il ricorso proposto da R.F. , C.F. e RE.Fr. è fondato.

2. La contravvenzione prevista dall'art. 659 primo comma c.p., contestata agli odierni ricorrenti, persegue la finalità di preservare la quiete e la tranquillità pubblica ed i correlati diritti delle persone all'occupazione ed al riposo; e la giurisprudenza di legittimità è orientata nel senso di ritenere che elemento essenziale di detta contravvenzione sia l'idoneità del fatto ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone (cfr. Cass. 1^, 13.12.07 n. 246, rv. 238814).

3. Nella specie in esame non risulta la sussistenza di tale essenziale elemento, essendo emerso dagli atti di causa che gli unici soggetti danneggiati dai rumori molesti causati dagli odierni ricorrenti sono stati i cinque condomini occupanti la palazzina e che detti rumori sono rimasti circoscritti all'interno di detto stabile, senza essersi mai propagati all'esterno.

4. Va pertanto ritenuto che i fatti denunciati siano privi di rilevanza penale e tali da poter trovare tutela solo in sede civile, con conseguente annullamento senza rinvio della sentenza impugnata.

 

 

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.

 

 

Fonte CondominioWeb.com