Zone sismiche, edificio abbattuto senza distanze di sicurezza

Corte di cassazione, sentenza n. 9318/2009

 

Nelle zone sismiche la distanza minima fra gli edifici ha anche lo scopo di tutelarne l'integrità dal rischio di crollo di una proprietà limitrofa.

 

Con questa motivazione la Corte di cassazione, con la sentenza n. 9318/2009 ha confermato la sentenza della Corte di Appello di Bari che ha ordinato l'abbattimento di una porzione di fabbricato realizzata a Sannicandro Garganico, in Puglia, sul fondo frontistante un altro edificio in violazione, per un metro, della distanza minima prevista dalla legge.

 

Più tutela dunque per gli edifici soggetti a movimenti tellurici che vanno preservati anche dal pericolo derivante dal crollo di caseggiati e manufatti circostanti.

 

A nulla sono valse le lamentele dei ricorrenti di fronte ai giudici della Cassazione, in quanto, le due Ctu, disposte nei precedenti gradi di giudizio, avevano entrambe dimostrato il mancato rispetto delle distanze legali da parte del fabbricato costruito successivamente.

 

Infatti, ai sensi della normativa vigente la distanza non poteva essere inferiore a 11 metri e invece risultava soltanto di 10 metri. Neppure assume rilievo secondo i giudici di Piazza Cavour il fatto che fra le due abitazioni vi transitasse una pubblica via, non essendo questa una ragione scriminante del pericolo, ma, al contrario, dovendosi riconoscere anche in un simile caso il diritto del «proprietario frontista» a «far valere dette distanze con l'azione di riduzione in pristino», come previsto dal codice civile.

 

Nel caso di specie, tuttavia, è stata riconosciuta una forma di tutela meno radicale rispetto all'eliminazione fisica della cosa, obbligando cioè non all'abbattimento tout court ma all'arretramento del manufatto in modo da rispettare comunque le previsioni di legge e nel contempo limitare il danno per la parte soccombente.