Animali: Spunta la tassa comunale su cani e gatti

L'ipotesi di una tassa sui cani e i gatti sarebbe del tutto priva di fondamento.

 

Dopo il putiferio scatenato nel pomeriggio dalle voci di una nuova imposta sugli animali domestici, il Pdl, per bocca di Fabrizio Cicchitto, ha preso le distanze dal provvedimento: "Per quanto ci riguarda, non passera' alla Camera" ha detto il capogruppo PdL. Anche il sottosegretario all'Economia, Gianfranco Polillo, ha cercato di calmare gli animi via Twitter: "Tranquilli nessuna tassa sugli animali domestici - ha scritto Polillo -.

 

La mia era solo una battuta nei confronti di un deputato che l'aveva proposta". Lo stesso Polillo si era detto inizialmente concorde "in linea di principio" sulla proposta partita da due deputate del Pdl, in dirittura d'arrivo dopo un iter cominciato nel 2009 nell'ambito della lotta al randagismo. La proposta di una nuova tassa comunale per i proprietari di cani e gatti e' nata da un'iniziativa di Jole Santelli e Fiorella Rubino Ceccacci.

 

Secondo il testo, "i comuni possono deliberare, con proprio regolamento, l'istituzione di una tariffa comunale al cui pagamento sono tenuti i proprietari di cani e gatti e destinata al finanziamento di iniziative di prevenzione e contrasto del randagismo e dell'abbandono quali incentivi per l'adozione di animali d'affezione". La Rubino Ceccacci ha commentato oggi: "Nessuna tassa dei cani e gatti e' prevista nel ddl randagismo, ma solo la possibilita' per i Comuni di poter istituire una tariffa comunale destinata al finanziamento di iniziative di prevenzione e contrasto del fenomeno".


Molte le polemiche seguite alla proposta di legge. Il leghista D'Amico aveva rilevato come, tra le tasse introdotte dal governo Monti, "manchi solo quella sull'aria". Marco Melosi, presidente dell'ANMVI (Associazione nazionale medici veterinari italiani), ha invece dichiarato all'AGI: "La tassa di scopo per consentire ai Comuni di far fronte al controllo del randagismo e' una forma di prelievo che alzerebbe la pressione fiscale". Per Melosi l'imposta "punirebbe i proprietari piu' virtuosi, ossia chi ha gia' provveduto al microchip, insomma chi e' in regola. La pressione fiscale sulle cure veterinarie - ha aggiunto - e' gia' alle stelle". Melosi ha anche ricordato che la commissione parlamentare Finanze della Camera ha gia' bocciato la tassa, "l'ha fatto nella seduta del 27 marzo scorso, quando ha esaminato gli aspetti di propria competenza presenti nelle 'Nuove norme in materia di animali d'affezione, di prevenzione e controllo del randagismo e di tutela dell'incolumita' pubblica".

 

Nel pomeriggio inoltre si era verificata la levata di scudi di associazioni ambientaliste e dei consumatori. Il coro di no si e' aperto con il Codacons: "Un' idea malsana e gravemente pericolosa, che danneggera' tutti - ha affermato il presidente, Carlo Rienzi, che ha aggiunto -, tassare i proprietari di cani e gatti portera' solo effetti negativi, alcuni addirittura pericolosi. Gli anziani che hanno un animale domestico dovranno aggiungere una nuova spesa impoverendosi sempre di piu'". Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente nazionale dell'Enpa, Carla Rocchi: "Una tassa di questo tipo, oltre ad essere discutibile sul piano etico, favorirebbe nuovi abbandoni e disincentiverebbe le adozioni dei canili, con un aggravio di spesa per le casse degli enti locali". Anche per Antonio Morabito, responsabile fauna di Legambiente, si tratta di una "proposta assurda. Inoltre, l'ipotesi della tassa comunale su cani e gatti non puo' essere svincolata dal reddito familiare".

 

 

Fonte AffariItaliani.it