Spending review: niente risparmi per i cittadini, solo disservizi

In queste ultime settimane si è fatto un gran parlare della “spending review“, la revisione della spesa pubblica che dovrebbe consentire al governo di poter ridurre i propri impieghi, andando in tal modo a contribuire al raggiungimento dell’obiettivo di bilancio già fissato per il 2013.

 

Gli ottimisti ritengono che con la spending review l'esecutivo riuscirà altresì ad abbassare la pressione fiscale, ma in realtà i cittadini molto probabilmente non avranno nessun risparmio da questi tagli della spesa.
La spending review, razionalizzazione della spesa pubblica, è stata ampiamente introdotta dal ministro dei rapporti con il Parlamento Pietro Giarda, il quale ha tuttavia spento i facili entusiasmi di chi riteneva possibile un abbassamento della pressione fiscale affermando a chiare lettere che le risorse liberate dalla spesa non saranno utilizzate per portare in ribasso le tasse, poichè sarebbero sufficienti a mantenere il solo ordine dei conti pubblici e a centrare il pareggio di bilancio in un rischioso 2013.

 

E' d'altronde molto difficile cercare di trarre particolare soddisfazione dalla spending review che il governo vuole porre in essere. Stando alle ultime stime, con la rivisitazione della spesa pubblica il governo vorrebbe risparmiare circa 5 miliardi di euro ogni anno (contro programmi di revisione della spesa pubblica che, in altri Paesi europei, hanno condotto a contrazioni di impieghi fino a 30 miliardi di euro).

 

Nell'attesa di capirne di più (un quadro più preciso dovrebbe essere messo a punto entro la fine del mese di giugno), si può solamente cercare di prevedere quali saranno le principali mosse in termini di rivisitazione della spesa, che dovrebbe puntare a una limatura degli impieghi e degli investimenti.

 

Tutto ciò che ha assicurato il governo è, infatti, che la spending review sarà "selettiva" e non lineare: niente sforbiciate orizzontali, dunque, quanto una linea di risparmio che dovrebbe concentrarsi sui principali apparati amministrativi (20 milioni di euro dovrebbero essere risparmiati dalla sola Presidenza del Consiglio grazie alla diminuzione delle consulenze e ai tagli all'organico, o la riduzione degli stipendi dei manager pubblici, i tagli sui voli di stato e sulle auto blu, la soppressione di enti, o la riforma delle province".

 


Fonte VostriSoldi.it