Stabilità 2016. Approvato l'emendamento “salva-inquilini”. I proprietari non potranno chiedere i canoni non corrisposti

In pratica, la nuova norma sbarra la strada a qualsiasi richiesta astronomica da parte dei proprietari contro gli inquilini che avevano denunciato i contratti d'affitto in nero.

 

Nella notte tra il 14 e 15 dicembre, anche grazie alle pressioni delle associazioni degli inquilini, la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati ha approvato un emendamento alla Legge di stabilità 2016 riguardante coloro che avevano registrato i contratti in nero di cui all'art. 3, commi 8 e 9, del d.lgs. n. 23/2001, successivamente dichiarati incostituzionali,con il quale si sancisce che il canone o indennità di occupazione da corrispondere nel periodo dal 7 aprile 2011 al 16 luglio 2015, è il triplo della rendita catastale rivalutata dall'Istat.

Qualche settimana fa avevamo anticipato le intenzioni del Governo di introdurre nuove disposizioni per sanare la situazione creatasi a seguito della doppia bocciatura della Corte Costituzionale alle norme anti-evasione, che prevedevano forti agevolazioni a favore degli inquilini che registravano i contratti d'affitto in nero.

 

 

 

 

 

Nella notte tra il 14 e 15 dicembre, anche grazie alle pressioni delle associazioni degli inquilini, la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati ha approvato un emendamento alla Legge di stabilità 2016 . Nello specifico, il testo dell'emendamento dispone quanto segue: "4-bis. Per i conduttori che, per gli effetti della disciplina di cui all'articolo 3, commi 8 e 9, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, prorogati dall'articolo 5, comma 1-ter, del decreto-legge, 28 marzo 2014, n. 47, convertito con modificazioni dall'articolo 1, comma 1, della legge 23 maggio 2014, n. 80, hanno versato, nel periodo intercorso dall'entrata in vigore del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 al giorno 16 luglio 2015, il canone annuo di locazione nella misura stabilita dalla disposizione di cui all'articolo 3, comma 8, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, l'importo del canone di locazione dovuto ovvero dell'indennità di occupazione maturata, su base annua, è pari al triplo della rendita catastale dell'immobile, nel periodo considerato”.

 

 

In pratica, la nuova norma sbarra la strada a qualsiasi richiesta astronomica da parte dei proprietari contro gli inquilini che avevano denunciato i contratti d'affitto in nero.

Le vecchie disposizioni, infatti, prevedevano misure molto vantaggiose per coloro che provvedevano alla regolarizzazione degli affitti in nero: la possibilità di ottenere trasformazione dei contratti in locazioni di 8 anni (4+4) ad un canone molto vantaggioso (pari al triplo della rendita catastale) in genere, inferiore del 70-80% rispetto ai normali valori di mercato.

Il D.lgs. n. 23/2011, tuttavia, era stato bocciato nel 2014 dalla Corte Costituzionale per eccesso di delega, per cui il Governo era di nuovo intervenuto con il D.L. n. 47/2014, convertito con legge n. 80/2014, prorogando fino al 31 dicembre 2015 gli effetti prodotti e i rapporti sorti in base ai contratti di locazione registrati ai sensi dell'art. 3, commi 8 e 9, del D.lgs. n. 23/2011. Anche tale sanatoria, tuttavia, era caduta sotto la scure della Consulta a luglio di quest'anno: per i giudici costituzionali, la proroga fino al 31 dicembre aveva di fatto introdotto nuovamente una disposizione dichiarata incostituzionale, violando l'art. 136 Cost.

Gli effetti negativi delle due sentenza della Corte Costituzionale erano ricadute proprio sugli inquilini che si erano affrettati a regolarizzare i proprio contratti d'affitto. Nel vuoto normativo che si è venuto a creare, infatti, molti proprietari hanno agito per morosità chiedendo il pagamento dei canoni arretrati, ossia la differenza tra il canone agevolato (cancellato dalla Consulta) e quello in nero originariamente pattuito prima della registrazione del contratto.

 

 

 

Una situazione paradossale, a cui l'emendamento votato dalla Commissione Bilancio dovrebbe finalmente porre rimedio a tutela degli inquilini, perché ora i proprietari non potranno ottenere un rimborso superiore a quello indicato nello stesso emendamento.

Grande soddisfazione è stata espressa dal presidente dell'Unione Inquilini, Massimo Pasquini, che in una nota ha affermato che l'emendamento “E' la risposta positiva alle richieste dell'Unione Inquilini e in particolare degli inquilini che a partire dal 2011 e fino al 16 luglio 2015 avevano ottemperato ad una legge e che successivamente si erano ritrovati a dover affrontare cause con proprietari che chiedevano la convalida di sfratto per morosità e il rimborso per decine di migliaia di euro, ovvero la differenza tra il canone in nero e quello che era derivato dall'applicazione dell'articolo 3 commi 8 e 9 del decreto legislativo 23/2011”.

 

 

L'Unione Inquilini esprime la propria soddisfazione per l'approvazione di un emendamento che fa giustizia di una situazione sconcertante venutasi a creare a seguito della decisione della Corte Costituzionale la quale aveva prodotto il risultato che i proprietari che avevano affittato in nero, avevano più diritti degli inquilini, che sulla base di una legge allora vigente avevano registrato i contratti, mettendo in atto una vera ed efficace lotta all'evasione fiscale nel comparto delle locazioni, che lo ripetiamo vede in Italia 950.000 unità immobiliari affittate in nero, con una mancata dichiarazione di redditi per oltre 5 miliardi e una evasione di sola Irpef di 1,5 miliardi di euro. La lotta alle locazioni in nero non si esaurisce certo qui e continueremo a chiedere ulteriori norme che affrontino la questione dei contratti verbali per un mercato delle locazioni trasparente

 

 

 

dell'Avv Giuseppe Donato Nuzzo Fonte  condominioweb.com