I Vetri Condominiali devono essere Infrangibili?!?

Interroghiamoci su uno dei tanti Problemi di Sicurezza nella vita condominiale

 

"Morta a 15 anni per colpa di un portone non a norma", titolava il 31 luglio il quotidiano La Repubblica Torino sulla ragazza morta a metà giugno per una ferita dovuta alla rottura di un vetro condominiale. Dall'articolo: "Esistono specifiche normative - hanno spiegato in procura - che impongono vetri particolari, per la sicurezza di tutti, proprio perché queste cose non accadano. Il problema è che la gente probabilmente non conosce l'esistenza di queste regole: quanti condomini montano ancora vetri non in regola?

 

Si pone una questione di prevenzione". La normativa Uni 7697 impone infatti vetri "di sicurezza" temprati e stratificati, in alcuni specifici ambienti.... La norma si estende poi ad asili, scuole, ospedali, oltre che ai condomini. Queste affermazioni, così nette e trancianti, meritano un approfondimento: è vero che esiste una norma che impone in tutti i condomini la presenza di "vetri particolari per la sicurezza di tutti"?

 

E'quindi urgente che gli amministratori si attivino per ottenere preventivi al fine di sostituire i vetri esistenti, se non già idonei, con vetri che rispettino la norma Uni 7697? Le norme tecniche, tra cui le norme Uni, sono dette volontarie proprio perché non sono legge; la cogenza di una norma tecnica volontaria deriva dalla sua eventuale inclusione (diretta o indiretta) in un testo legislativo. Nel caso che ci interessa, i vetri rispondono - come molti altri prodotti - alla legislazione sulla sicurezza generale dei prodotti, introdotta in Italia con il d.lgs. 115/1995, in vigore dal 5 maggio 1995. Nel decreto si leggeva: "Le disposizioni del presente decreto sono intese a garantire che i prodotti immessi sul mercato siano sicuri" (art.1 comma 1); "si intende per prodotto: il prodotto nuovo, di seconda mano o rimesso a nuovo destinato al consumatore o suscettibile di essere utilizzato dal consumatore, ceduto a titolo oneroso o a titolo gratuito nell'ambito di un'attività commerciale" (art.2 comma 1 lett.a); "Il produttore deve immettere sul mercato solo prodotti sicuri" (art.3 comma 1).

 

Nell'art.4 poi si precisava che, in assenza di legislazione nazionale specifica sul dato prodotto, si dovevano usare le norme nazionali non cogenti. Il decreto 115/95 è stato poi sostituito dal cosiddetto "codice del consumo" (d.lgs. 206/2005), che ne ha ripreso e confermato i concetti. I prodotti che si acquistano devono essere sicuri. I prodotti sono le cose che si immettono sul mercato. Torniamo al caso specifico di Torino, di quel condominio in cui una ragazza sfortunata perse la vita per l'esplosione del vetro superiore di un portone a due specchiature. C'era l'obbligo che imponeva che quel vetro fosse rispettoso dei criteri della norma Uni 7697? E stiamo parlando di obbligo giuridico, non dell'obbligo etico peloso di chi si esprime a tragedia avvenuta, senza alcun interesse per i risvolti concreti di un'affermazione avventata. Partiamo dalla sicurezza sul lavoro, nell'ipotesi che lo stabile abbia un dipendente condominiale. Già il dPR 547/1955 all'art.14 comma 11 prevedeva: "Se le superfici trasparenti o traslucide delle porte e dei portoni non sono costituite da materiali di sicurezza e c'è il rischio che i lavoratori possano rimanere feriti in caso di rottura di dette superfici, queste devono essere protette contro lo sfondamento".

 

Questa formulazione era stata poi traslata pari pari nell'art.33, comma 2, del d.lgs. 626/94 ed oggi è ancora vigente nel punto 1.6.11 dell'allegato IV del d.lgs. 81/2008. Nell'ipotesi di presenza di dipendente, quel portone di primo ingresso si può dire richiedesse un vetro "antisfondamento" fin dal 1° gennaio 1956, data di entrata in vigore del dPR 547/55. In assenza di dipendente condominiale gli obblighi relativi alle leggi sulla sicurezza sul lavoro non sono applicabili: in questa seconda ipotesi, solo se quel vetro fosse stato sostituito dopo il 5 maggio 1995, data di entrata in vigore del primo decreto sulla sicurezza generale dei prodotti, si sarebbe dovuto rispettare la norma Uni 7697. Non è infatti richiesta da nessuna legge la sostituzione di un vetro preesistente, anche (purtroppo) se potenzialmente pericoloso per il suo stato di conservazione e/o per la sua posizione, con un vetro rispondente alle norme Uni; in questi casi si entra nel vago ambito della cautela, di cui tutti siamo bravissimi a parlare dopo che la tragedia è avvenuta. Nessuno esclude che possano esserci responsabilità dietro allo sfortunato destino di quella ragazza, perché un evento del genere non dovrebbe succedere. Ma generalizzare non si può e non è giusto: in un condominio nessun vetro preesistente è automaticamente "fuori norma" solo perché è vecchio.

 

Le affermazioni troppo disinvolte trascurano l'impatto sociale che una eventuale simile legge avrebbe: sostituire tutti i vetri "non a norma" di tutti i condomini italiani, con le numerose modifiche o sostituzioni ai serramenti imposte dagli spessori diversi, equivale a muovere qualche miliardo di euro. Forse è una buona idea per il rilancio di un importante settore della nostra economia, certamente non è un obbligo giuridico.

 

E'troppo facile, a posteriori, parlare di prevenzione; si provi a presenziare ad una sola assemblea di condominio. Spesso neppure gli obblighi legislativi si riescono a far rispettare con facilità, figuriamoci le norme volontarie e non cogenti: ci sono legioni di condòmini che non aspettano altro di poter dimostrare che la tal delibera è stata fatta approvare dall'amministratore convincendo (ovviamente per vili interessi occulti) l'assemblea di un obbligo inesistente. Noi, che di prevenzione parliamo a priori, ripetiamo da anni quanto sia importante riconoscere e proteggere - con le tecnologie ora esistenti, economicamente anche meno pesanti della brutale sostituzione - i vetri nelle situazioni più pericolose.

 

Ma il mondo di condominio è un limbo che il legislatore ha voluto spesso preservare e non basteranno alcuni articoli superficiali e neppure una singola sentenza di condanna per cambiare la testa dei condòmini. Ci vogliono le leggi che ora non ci sono.

 

di Cristoforo Moretti