Illuminazione di sicurezza in un edificio civile

Fonte legislativa, Nota e Commento

 

Fonte Legislativa
L'illuminazione di sicurezza è d'obbligo nelle vie di uscita (scale, pianerottoli, corridoi. atrio) fino al luogo sicuro, negli edifici civili con altezza antincendi superiore a 32 m, DM 16/5/87 n. 246, art. 5.
In base all'art. 8, comma 1, dello stesso decreto, l'illuminazione di sicurezza è richiesta anche per gli edifici preesistenti con altezza antincendi superiore a 32 m.



Nota
L'altezza antincendi, da non confondersi con l'altezza di gronda, è l'altezza misurata dal livello inferiore dell'apertura più alta dell'ultimo piano abitabile, escluse quelle dei vani tecnici, al livello dei piano estemo più basso.

 

Gli edifici civili con altezza di gronda superiore a 24 m sono soggetti al controllo dei Vigili del Fuoco e al rilascio del certificato di prevenzione incendi, ma l'illuminazione di sicurezza nelle vie di uscita non è richiesta.



Legge 186/68, inerente alla "regola dell'arte", all'art. 2 fra le altre definisce che gli impianti elettrici realizzati secondo le norme del CEI Comitato Elettrotecnico Italiano, si considerano costruiti a regola d'arte.
La norma CEI, per cui prende in considerazione l'illuminazione di sicurezza è la Guida CEI 64-50 che oltre a ribadire i principi del DM 16/5/87 n. 246, art. 5, raccomanda una illuminazione di emergenza per gli edifici con altezza antincendi compresa fra i 24 e 32 m; allo scopo per il livello di illuminamento si consiglia ≥. 5 lx presso scale e porte ≥ 2 lx in ogni altro ambiente.




Commento
Come si evince dalla fonte legislativa, l'illuminazione di sicurezza diventa obbligatoria per altezze antincendio superiori a 32 m, viene consigliata per le altezze antincendio intermedie 24 - 32 m.; questo non vuol significare che non debba essere prevista.


Il progettista, inteso come colui che pensa un'opera da realizzare, in relazione alla sua esperienza e professionalità la propone al committente ponendo in evidenza le ragioni tecniche di tale scelta, quali le ragioni di sicurezza i costi di installazione e i costi di manutenzione programmata. Poi il committente decide.
Manutenzione, è di grande importanza l'informazione sull'esercizio e la manutenzione dell'impianto e dei componenti dedicati all'illuminazione di emergenza in quanto averla e non essere certi del funzionamento è molto peggio che sapere di non averla.


Se l'edificio è prettamente ad uso civile, quanto sopra soddisfa sia la normativa che il buon senso operativo, però, con frequenza nell'edificio civile sono inserite attività produttive, in pratica con lavoratori subalterni, queste attività sono in primis regolate dal DPR 547/55 e dalla più recente Legge 626/94 e poi eventualmente integrate da specifiche normative legate all'attività, comunque sostanzialmente se il numero di persone non è eccessivo, come in uno studio medico, in un ufficio professionale ecc. il vano scala può essere considerato un luogo sicuro, come per gli altri abitanti dell'edificio per i quali non è richiesta l'illuminazione di sicurezza.
Se, invece, il numero di persone è notevole (es. come da DPR 547/55 art. 31, maggiore di 100,), vanno attuate le modalità normative inerenti alla tipologia dell' attività in esame.
Questa partita, salvo pattuizioni contrattuali diverse, non è a responsabilità dell'amministratore del condominio ma del titolare dell'attività; a Lui l'installazione ma soprattutto l'esercizio e la manutenzione.


Una ultima considerazione può essere indirizzata alle persone incaricate alle pulizie delle parti condominiali, queste normalmente sono ditte appaltatrici esterne quindi attività produttive proprie, a loro l'autogestione della propria sicurezza. Per agevolare queste attività è comunque opportuno e consigliabile che il condominio si faccia carico di prevedere almeno un punto presa a spina, nell'atrio e nel vano scale, che sia tuttavia attivabile solo dalle persone incaricate alla pulizia degli stessi.